di Mauro Rossato, Presidente di Vega Engineering e dell’Osservatorio sulla Sicurezza
FESTA DELLA REPUBBLICA FONDATA SUL LAVORO E NON “SULLE MORTI SUL LAVORO”
Ci piacerebbe pensare che il due giugno si potesse festeggiare la Repubblica fondata sul lavoro. Purtroppo, sembra che quotidianamente la parola lavoro nel nostro Paese sia frequentemente legata alla parola morte.
Una strage continua. La scorsa settimana, in un solo giorno ,sono state cinque le vittime in Italia: due a Nordest. E’ questa la triste cronaca di giovedì 27 maggio nel nostro Paese. Mentre pochi giorni prima altre vite si spegnevano tra Siracusa, Carrara, Mantova e Pavia.
Tragedie che si ripetono da Nord a Sud ‘al ritmo’ di una-due al giorno. Così sul podio accanto a Puglia e Sicilia ci sono anche Veneto e Lombardia.
Una vera emergenza che non conosce confini geografici, dunque, e che continua ad essere sottovalutata, nonostante le discipline molto chiare sul fronte della sicurezza in ogni settore. Nonostante i percorsi di formazione disponibili e in parte finanziati dalle pubbliche amministrazioni per chi opera in condizioni di rischio quotidiano.
Sì, perché le leggi ci sono e devono (dovrebbero) essere rispettate. A cominciare dai datori di lavoro. A loro, infatti, spetta il compito di indirizzare i collaboratori ad operare con professionalità e nel totale controllo delle proprie azioni.
Ma è evidente, dal gremito diario delle morti bianche, che vi sono delle gravi lacune.
E non si tratta di mancanze a livello normativo – la disciplina c’è ed è esaustiva in materia – bensì di cultura della sicurezza.
La conferma, del resto, giunge dai dati. Nel primo quadrimestredi quest’anno i morti sono stati 141. Ad esclusione di coloro che sono deceduti nel percorso casa – lavoro o per malattie legate all’attività. Questi i risultati delle elaborazioni del nostro Osservatorio sulla Sicurezza.
Uno stillicidio, soprattutto nel settore edile e in agricoltura. Ma non solo. L’ultima morte in Veneto, ad esempio, è stata la conseguenza di una folgorazione. Un incidente non così raro come si possa pensare. Dall’inizio dell’anno ad oggi sono state nove le persone morte folgorate mentre lavoravano. Nove persone che, probabilmente, se avessero agito in regime di sicurezza totale non avrebbero aggiunto le loro epigrafi sulla bacheca delle morti bianche.
Le trincee del lavoro sono troppo esposte al rischio di infortuni mortali. E gli appelli alla sicurezza sembrano non essere sufficienti a creare delle barricate efficaci in tal senso. Per questo sarebbe opportuno invocare una strategia concreta che parta dalla classe dirigente politica del Paese. Che imponga obblighi e che metta seriamente in campo degli strumenti sanzionatori capaci di dissuadere, chi ne ha la responsabilità, dal disertare le basilari norme di sicurezza nei luoghi di lavoro. Sarebbe un buon inizio se tutto questo cominciasse nel giorno della Festa di una Repubblica che è fondata sul lavoro.
Mauro Rossato ingegnere, Presidente di Vega Engineering e dell’Osservatorio sulla Sicurezza Monitoraggio ed elaborazione statistica nazionale degli infortuni
fonte: blog.libero.it/lavoroesalute





