Volare (per lavoro) accorcia la vita

L’areo mezzo di trasporto più sicuro? Può darsi se lo si considera dal punto di vista dei passeggeri. Un po’ meno se si prendono in considerazione i numeri di chi in aria ci passa quasi la metà della sua vita. A diecimila metri di altezza si rischia peggio che in un laboratorio di radiologia se, per esempio, parliamo di radiazioni cosmiche. Senza considerare tutta la lunga catena delle malattie professionali, legate al jet lag, all’aria condizionata, all’alimentazione. I numeri non lasciano spazio all’interpretazione: mentre un radiologo assorbe 1,3 millisivert l’anno e un addetto alla centrale atomica quasi il doppio, in areo per piloti e personale di volo la misura arriva a 10. A dirlo ci sono decenni di studi sia in Europa che negli altri paesi sviluppati. Non è un caso che l’aspettativa di vita media è nettamente inferiore agli altri indici (63 contro 75).

Studi e ricerche che ancora non sono stati “tradotti” in una normativa adeguata. «Altrimenti non potrebbero esistere i voli low cost», sottolinea Francesco Staccioli, sindacalista di Sdl e autore insieme a Guido Gazzoli, del documentario Tutti giù per aria . «Siamo solo polli da batteria», aggiunge. Il nodo sono i governi europei, che non hanno nessuna intenzione di fare di questi dati una base per la trattativa, ma in un contesto del genere le compagnie ci sguazzano. «Sono circa quindici anni che tentiamo di aprire un confronto su questi temi ma abbiamo trovato sempre dei muri. La situazione è peggiorata con la nuova gestione. E oggi possiamo dire che piloti e assistenti di volo vengono considerati alla stessa stregua dei polli da batteria», continua Staccioli.

«Proprio l’incremento dell’attività lavorativa – si legge negli atti della seconda conferenza nazionale sui trasporti del 2001 – è uno dei fattori che più di ogni altro incidono su tutta una serie di parametri fisiologici del personale navigante, non ultimo le idoneità al volo. Secondo le statistiche dell’istituto di Medicina legale, il 29% del personale navigante viene fermato a causa di ipertensione, aritmie cardiache, cardiopatie ischemiche e cardiopatie ipertensive. La patologia cardiovascolare è causa del 42% dei decessi e, nella fascia di età che va dai 55 ai 60 anni, la mortalità è del 36,5% rispetto al 17,9% della popolazione generale».

Gli addetti al volo rilschiano di sviluppare molto di più patologie tumorali ma anche aberrazioni cromosomiche dovute alle radiazioni ionizzanti, «pari a quattro volte in più rispetto al campio di controllo costituito da personale di terra». Le hostess in particolare soffrono sul sistema ormonale fino al blocco del ciclo mestruale proprio a causa dei trasferimenti rapidi e del jet lag.

Pochi mesi fa in Australia e in Sudafrica due gruppi di hostess malate di cancro al seno hanno vinto le cause intentate contro le rispettive compagnie. E sono state risarcite. Pura fantascienza in una situazione, quella italiana, in cui l’unico strumento in mano ai lavoratori è una “inservibile” 626 e un atteggiamento da parte dei vari enti statali che si occupano di aeronautica di totale chiusura. «La ragione è semplice – dice Gazzoli – intorno al volo, come dimostra la vicenda Cai, ci sono tanti interessi e ben solidificati. Interessi che quando non sono contro la legge riescono a far chiudere tutti e due gli occhi a chi deve controllare».


Fabio Sebastiani

Liberazione

31/05/2009

fonte: blog.libero.it/lavoroesalute