Fincantieri colpevole per le morti “all’amianto”.
«Siamo contenti, non per il risarcimento del danno: dei soldi non ci importa nulla. Ma con la condanna al carcere degli ex dirigenti di Fincantieri mio padre ora ha avuto giustizia. Speriamo solo che serva per il futuro». E’ questo il commento “a caldo” di Anna Maria Arcoleo, figlia di Michele, uno degli operai di Palermo morto di cancro per avere inalato le fibra di amianto con cui era quotidianamente a contatto per lavoro. La donna si è costituita parte civile, insieme alla madre e a sette fratelli, attraverso l’avvocato Fabio Lanfranca, nel processo a tre ex dirigenti della Fincantieri condannati questa mattina per le morti da amianto nell’azienda. «Mio padre – ha detto – ci diceva che lavoravano senza nessuna precauzione e che temeva che non ne sarebbe uscito vivo». Soddisfatto anche l’avvocato Lanfranca. «Questa sentenza – dice – riconosce che i dirigenti della Fincantieri non hanno tutelato gli operai utilizzando per anni un materiale a basso costo come l’amianto, pur sapendo, che era pericoloso per la salute, fin quando la legge glielo ha di fatto impedito».
Il giudice di Palermo Gianfranco Criscione ha condannato per omicidio colposo plurimo e lesioni gravissime tre ex dirigenti della Ficantieri – Luciano Lemetti, Giuseppe Cortesi e Antonio Cipponeri – per le morti da amianto nell’azienda palermitana.
Lemetti ha avuto 7 anni e 6 mesi, Cortesi 6 anni e Cipponeri 3 anni; a tutti e tre gli imputati sono stati condonati 3 anni. Gli ex vertici di Fincantieri sono stati condannati a risarcimenti milionari nei confronti dell’Inail, costituita parte civile. La lettura del dispositivo è ancora in corso. Al centro del processo la morte di 37 operai deceduti per tumore ai polmoni determinati dall’inalazione delle fibre di amianto e le lesioni riportate da altri 26 dipendenti che hanno contratto la malattia.
26/04/2010
fonte: blog.libero.it/lavoroesalute





