Ostia, massacrato di botte: «Sei frocio e comunista»

 

Frocio! Comunista! E giù botte. Calci in faccia fino a fratturargli il naso e sulla schiena fino a rompergli una costola. Vittima dell’aggressione, all’alba di sabato scorso, è stato un trentenne di Ostia. Erano le 4 del mattino quando il ragazzo, giornalista freelance per la rivista musicale “Rumore”, scende dal bus in via dei Romagnoli e attraversa il cavalcavia pedonale. Arrivato all’altezza della stazione Lido Nord viene immediatamente notato da tre giovani ragazzi. Evidentemente l’abbigliamento del giornalista, jeans attillati e giacchetta british, ha “colpito” il gruppetto che non ha perso tempo per etichettarlo come “frocio”. In pochi secondi scendono dal muretto dove erano seduti, salutano “romanamente” il «frocio e comunista» e iniziano a massacrarlo di botte. E’ l’ennesima aggressione omofoba, stavolta addirittura contro un eterosessuale colpevole di vestire “da gay”, che insanguina la Roma di Alemanno.

Quanto accaduto sabato mattina «è orrendo» commenta Fabrizio Marrazzo, presidente di Arcigay Roma. «Un assurdo episodio di intolleranza “causato” da un abbigliamento della vittima che ha fatto pensare ai suoi aggressori che fosse gay». E questo è bastato a scatenare il gruppetto di fascisti. «Dobbiamo tutti domandarci come è stato possibile arrivare a questo punto» continua Marrazzo, per il quale «contro questo clima di intolleranza occorrono risposte forti e immediate». Perché «Roma non ne può più». In questa frase è racchiusa tutta la rabbia e l’esasperazione di una città «che ha cambiato colore politico in nome di una presunta sicurezza» commenta Aurelio Mancuso, presidente nazionale di Arcigay «e che ora si ritrova a sprofondare in un baratro indegno per quella che una volta era una Città Aperta». Oggi la Capitale è in mano a gruppi di neofascisti che si sentono legittimati, “impunibili”. «Dal cambio di Giunta sembra essersi intensificata una precisa attività criminale volta a dimostrare una rinnovata capacità di destabilizzazione, sociale e politica». Quello dell’omofobia sembra, oggi, essere diventato il terreno di scontro di una parte della destra che non accetta che quello che considerava il “suo” sindaco partecipi a fiaccolate in favore dei “froci”.

Al tempo stesso, a qualche parte dell’estrema destra sembra non andar giù la “legittimazione” politica ottenuta, stringendo mani, chiedendo e ottenendo soldi e patrocini, di alcune associazioni, vedi Casa Pound e Gens Romana dei camerati Iannone e Castellino, che ora si dicono non solo «dalla parte di Alemanno e Fini» ma che vedono nell’attuale sindaco di Roma «un punto di riferimento» e per il quale immaginano «un futuro da leader del centro-destra». Frasi e uscite come queste di certo non possono far piacere a chi, come Maurizio Boccacci, leader di Militia, ritiene che Roma sia passata, come recitano due striscioni apparsi a fine agosto su via Nomentana, «da città imperiale a città di froci e sionisti», eleggendo «Alemanno presidente onorario del frocio village». E’ proprio sulla «volontà che si sente nell’aria di alzare lo scontro, di alimentare un certo clima di tensione utilizzando le aggressioni nei confronti di gay, veri o presunti, come occasione di visibilità e di prova muscolare di presenza sociale» che si incentra la dura analisi dell’accaduto di Imma Battaglia, presidente di Gay Project. Tutto questo in uno scenario nazionale sempre più preoccupante dopo la dimostrazione, da parte del Governo italiano, di non voler affrontare con serietà l’ondata omotransfobica «della quale» afferma Mancuso «la classe politica, al di là delle solite e consuete parole di vicinanza, porta sulle spalle l’intera responsabilità». «Per non parlare della situazione a livello regionale» sottolinea Imma Battaglia «dopo la triste pagina che si sta scrivendo nel Lazio con il caso di Piero Marrazzo che sta producendo, ancora una volta, l’immagine distorta della realtà omosessuale e transessuale che rischia di creare danni irreparabili verso chi è più debole che rischia, sempre di più, di apparire come perverso». Intanto, dalla destra capitolina, insieme ai messaggi di solidarietà di circostanza al ragazzo aggredito, viene sciorinato un elenco di quanto fatto, in questi mesi di “emergenza omofobia”, dal Sindaco Alemanno: dal sostegno al Gay Village alla fiaccolata contro l’intolleranza. Peccato, però, che a tutto questo il primo cittadino romano abbia dato seguito dichiarando, dopo l’affossamento in parlamento del progetto di legge presentato da Paola Concia sull’omofobia, che «anche io avrei votato no». E per verificare i risultati dell’impegno di Alemanno e della sua Giunta, è sufficiente considerare che se ad agosto per essere accoltellati serviva che un uomo baciasse un altro uomo all’uscita da una festa dell’Estate Romana, a settembre, per essere oggetto di lancio di bombe carta, bastava essere seduti a un bar nella Gay Street. Ma ora, a fine ottobre, per essere massacrati di botte da un gruppo di fascisti non serve più essere gay ma basta essere vestiti da “frocio”.

 

Daniele Nalbone

Liberazione 27/10/2009

fonte: blog.libero.it/lavoroesalute