Libertà di stampa, Italia sempre più giù
Vogliamo escludere che gli irreprensibili responsabili di Reporters sans frontierès nello stilare l’annuale classifica (l’ottava) sulla libertà di stampa, si siano fatti imbeccare da tutti i comunisti che ancora girano in Italia Però, sta di fatto, che anche per loro il nostro paese non è un esempio da seguire in fatto di libertà di stampa. Ha perso qualche punto, in questo anno, cinque per la precisione. E senza nominare Minzolini o Brachino, il rapporto ci colloca al 49° posto rispetto al 44° dello scorso anno (e al 35° nel 2007). «La libertà di stampa deve essere difesa ovunque – ha detto il segretario generale di Reporters sans frontiers, Jean-François Julliard – con la stessa energia e lo stesso impegno. È imbarazzante vedere che alcune democrazie europee come la Francia, l’Italia e la Slovacchia, di anno in anno scendano sempre più in basso nella graduatoria. L’Europa dovrebbe essere di esempio per quello che riguarda le libertà civili. Come puoi condannare le violazioni dei diritti umani se, a casa tua, non ti comporti irreprensibilmente?». Secondo Rsf in Italia il regresso è giustificato dalle «pressioni esercitate dal Cavaliere ed il suo aspro interventismo, le violenze della mafia nei confronti dei giornalisti, oltre che un progetto di legge che limita drasticamente le intercettazioni da parte della stampa». Il rapporto si basa su questionari compilati da centinaia di giornalisti ed esperti in tutto il mondo e quest’anno prende in considerazione il periodo che va dal 1 settembre 2008 al 31 agosto 2009.
I primi 13 posti sono occupati da paesi europei (Danimarca, Finlandia, Irlanda, Norvegia Svezia i primi cinque), che aiutano a tenere alto il nome del Vecchio Continente.
Un caso particolare è quello di Israele , dove l’operazione “Piombo fuso”, l’offensiva militare nella striscia di Gaza ha avuto un deciso impatto sulla stampa. Israele ha perso 47 posizioni arrivando al 93° posto. Ha perso il primato in Medioriente ed è scivolato dopo il Kuwait (60°posto), gli Emirati Arabi Uniti, (86°) e il Libano (61°). Sono stati registrati cinque arresti di giornalisti, alcuni completamente illegali e tre casi di carcere. La minaccia della censura militare si fa sentire, insomma, sull’informazione. Come accade per gli Usa, anche per Israele esiste una posizione “esterna” nella classifica, per le attività condotte al di fuori del territorio. In questo caso la posizione peggiora: si trova al 150° posto, come risultato dell’operazione militare che ha portato al bombardamento di edifici sedi di organi di informazione e all’allontanamento di media israeliani e stranieri dalla Striscia.
Inevitable la debàclé dell’ Iran dove la crisi seguita alla rielezione di Mahmoud Ahmadinejad ha creato una bel cordone paranoico intorno alla figura dei giornalisti e dei bloggers. Censura, sorveglianza, maltrattamenti: giornalisti costretti ad andare via o rinchiusi in carcere. Non che negli anni precedenti il paese fosse in vetta alle classifiche dell’informazione libera, ma certamente quest’anno va a fare compagnia ai tre peggiori paesi del mondo, Turkmenistan, North Korea e Eritrea (173,174,175) dove l’informazione è così repressa da risultare inesistente.
Uno sguardo agli Usa , dove Obama sembra aver fatto bene alla libertà di stampa visto che in un anno sono passati dal 40° al 20° posto. Un balzo in avanti causato non solo dall’elezione, ma anche dal fatto che Obama, rispetto al suo predecessore, ha un atteggiamento molto meno aggressivo nei confronti del mezzi di comunicazione (chissà se la querelle di queste ultime settimane – con Murdoch – avrebbe influito sul punteggio). Ma la posizione raggiunta vale solo per l’interno degli Stati Uniti. Per come hanno trattato i media in Iraq e in Afghanistan, nella classifica extraterritoriale si ritrovano al 108° posto. Per quanto riguarda l’America del Sud, c’è in generale un aumento di posizioni (Argentina, Perù, Bolivia), mentre i paesi del Centro America faticano a superare i loro standard piuttosto bassi.
Sul sito Internet di Rsf troverete il rapporto completo www.rsf.org
Amar
Liberazione 21/10/2009
fonte: blog.libero.it/lavoroesalute





