L’Ispels sotto l’Inail, addio ai risarcimenti?

Razionalizzare e semplificare. Con queste due parole d’ordine l’articolo 7 della manovra finanziaria voluta da Tremonti ha sancito la morte di molti enti pubblici. Si va dall’Ispesl (Istituto superiore per la prevenzione e la sicurezza sul lavoro), che finirà sotto l’egida dell’Inail, per un risparmio di circa 400mila euro, al Centro per la Formazione in Economia e Politica dello Sviluppo Rurale che porterà a un risparmio di ben 8900 euro l’anno (!). In fondo, come ha spiegato il ministro Tremonti, «è dai piccoli numeri che si fanno i grandi numeri». Ma analizzando i singoli casi, non è difficile constatare come, in realtà, dietro ogni taglio c’è molto di più di un semplice risparmio. In molti casi, il vero problema è l’onnipresente “conflitto d’interessi”. Prendendo ad esempio proprio uno dei tagli economicamente più “convenienti”, portare l’Ispels sotto l’Inail significa determinare una coincidenza tra controllore e controllato in uno dei punti dolenti del nostro paese: gli infortuni sul lavoro. È – o meglio, era – l’Ispels, infatti, l’ente proposto a riconoscere e segnalare l’insorgere di nuove malattie professionali. È l’Inail l’ente che paga gli indennizzi per quelle malattie. «Ora che Ispels e Inail saranno una cosa sola» temono i lavoratori dell’ente soppresso «il rischio è che il vero risparmio per le casse dello stato si abbia proprio dal riconoscimento di un numero sempre minore di malattie professionali».

Devastante la manovra anche per quanto riguarda la cultura: la soppressione dell’Ente Teatrale Italiano, ad esempio, decreterà la morte di importanti esperienze come quella dello storico teatro Duse di Bologna. Il tutto per un risparmio di neanche 165mila euro. «O succede un miracolo» spiega il direttore del teatro, Marco Montanari «o, da settembre, dovremo, come si dice, cominciare a staccare i quadri dalle pareti». Così, per salvare il teatro di via Cartoleria, nato nel XVII secolo come Teatrino San Saverio per poi essere intitolato, nel 1898, ad Eleonora Duse, il prossimo 7 giugno si terrà una maratona di attori e musicisti in solidarietà con i lavoratori del teatro. Nell’assemblea di lunedì scorso, invece, i ricercatori e i lavoratori dell’Isae (Istituti Studi e Analisi Economica) hanno deciso di occupare, ad oltranza, lo stabile che ospita l’ente. Così, da oltre 48 ore, nella palazzina di Piazza Indipendenza, a Roma, è in corso un presidio contro la soppressione dell’unico istituto pubblico indipendente che effettua previsioni, ricerche e analisi a supporto delle attività parlamentari, delle parti sociali e degli enti locali. Il tutto, per un risparmio effettivo di 135mila euro. I lavoratori-occupanti, che ieri hanno ricevuto la visita del segretario del Prc Paolo Ferrero che ha portato la piena disponibilità del partito a sostegno della vertenza, non hanno dubbi: «con questo inutile taglio, il ministro Tremonti si è scrollato dalle spalle un ente scomodo». Nella manovra, infatti, non c’è alcuna voce di risparmio significativa a giustificare questo taglio, «se non quella» spiegano «di sopprimere una voce autorevole e indipendente proprio nel momento più acuto della crisi economica internazionale, mascherando con motivazioni di razionalizzazione un decisione tutta politica». Ad oggi, infatti, l’Isae è anche referente della Commissione europea, dell’Ocse, del Fondo Monetario Internazionale e dell’ Ecofin sulle questioni inerenti l’economia italiana e internazionale. Ebbene, tutte queste attività, ora, saranno accorpate all’interno di “casa Tremonti”: il Ministero dell’Economia e delle Finanze. Per questo, oltre 2mila cittadini hanno firmato, in pochi giorni, l’appello “Salvate l’Isae”. Molte le firme illustri, da Mario Sarcinelli, direttore della Banca d’Italia, ad Anthony Atkinson, professore al Nuffield College di Oxford, uno dei massimi esperti su redistribuzione del reddito, welfare system e povertà, a dimostrazione della grande importanza di questo ente. «Ad apparire incongrua» spiega il presidente dell’Isae, Alberto Majocchi «è l’idea stessa della soppressione di un ente pubblico di ricerca, indipendente e con il compito di promuovere analisi e previsioni economiche». Un’idea che, all’estero, verrebbe presa come assurda: «non è un caso che la prima decisione del nuovo Ministro del Tesoro britannico, George Osborne» spiega Majocchi «è stata la creazione di un organo indipendente con compiti praticamente identici a quelli in capo all’Isae. In Gran Bretagna, quindi, con una situazione di crisi della finanza pubblica anche più drammatica di quella italiana, si ritiene necessario creare un istituto con questi compiti. In Italia, invece, questo ente esiste e si decide di sopprimerlo». Senza considerare «l’umiliazione di sentirsi considerati un “ente inutile» spiegano i lavoratori al segretario del Prc, Paolo Ferrero, all’ingresso dello stabile occupato «proprio nel momento in cui sarebbe cruciale una diagnosi puntuale, professionale e tempestiva dell’evoluzione dell’economia italiana».

 

Daniele Nalbone

04/06/2010

fonte: blog.libero.it/lavoroesalute