I medici «A rischio il diritto alla salute». Da stamane il settore giustizia inizia la sospensione delle udienze

Dopo l’agitazione dei professori che ha portato a occupazioni di piazza e allo sciopero degli scrutini, il testimone è passato ieri ai camici bianchi, oggi alle toghe rosse. Come in una staffetta olimpica, le maggiori categorie del comparto pubblico sono in disperato affanno a causa dell’incombente approvazione della manovra. Contro i tagli al welfare che costringeranno a ridurre sensibilmente i servizi e gli organici. I primi a saltare saranno i dipendenti con contratti precari, ma per tutti sono garantite contrazioni sulla busta paga e blocco del turn over.

Le alternative alla stretta finanziaria, però, ci sarebbero come indicano i sindacati dei medici che ieri hanno presentato in Commissione al Senato dodici emendamenti sufficienti, secondo il segretario nazionale Cgil medici Massimo Cozza, «per la salvaguardia dei medici e, in particolare, dei precari che vengono tagliati del 50 per cento e lavorano nei dipartimenti di emergenza e nei pronto soccorsi». Hanno occupato piazza Navona a Roma per ribadire la netta opposizione a un intervento che giudicano «iniquo, grave e inaccettabile»: 10milioni di euro sottratti alle Regioni avranno effetti immediati sui bilanci già in rosso, avvertono non solo medici, ma anche veterinari, sanitari e amministrativi.

A rischio le interruzioni volontarie di gravidanza, penalizzate fino al 20 per cento secondo quanto denunciato ieri dagli anestesisti, così come «la riduzione di circa 10.000 interventi chirurgici». «La manovra indebolirà il sistema sanitario con pesanti ripercussioni sulla quantità e la qualità delle prestazioni erogate ai cittadini – ha spiegato Costantino Troise, segretario dell’Associazione dei medici dirigenti Anaao, una delle tante sigle che ieri hanno manifestato. Il danno sul servizio sanitario nazionale finirà per «trasformare il diritto alla salute – ha concluso Troise – in un diritto di censo: chi può si rivolgerà al privato e chi non può si metterà in coda».

Il numero dei camici bianchi perderà 20mila unità in quattro anni e per questo le organizzazioni di categoria hanno annunciato per il 12 e 19 luglio due giornate di sciopero. A meno che, dall’incontro previsto per oggi con il ministro della Salute Ferruccio Fazio, non si abbia un cambio di rotta. Stessa reazione viene dal mondo della giustizia, ugualmente mincciato dalla stretta sui conti pubblici. Oggi inizia la sospensione simbolica delle udienze a mezzogiorno in punto in tutti i tribunali. Manifestazioni congiunte di magistratura, avvocatura e personale amministrativo continueranno fino al primo luglio, giorno scelto per l’astensione dal lavoro.

Se «la giustizia è sempre meno all’altezza dei bisogni di un Paese moderno e dei suoi cittadini», come ha ammesso Magistratura democratica, molto si deve all’entità dei tagli quantificata dai sindacati del personale in 150 milioni di euro che, sommati agli interventi precedenti del governo «corrisponderebbero a una sforbiciata di 900 milioni di euro». Cifre in grado di «mettere la giustizia in ginocchio» e che, ha sottolineato ieri l’Anm, valgono a dimostrare come «la nostra sia tutt’altro che una casta».  

Dina Galano

17/06/2010

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fonte: blog.libero.it/lavoroesalute