LISTE NERE E DIRITTI NEGATI

 

Per otto anni terrorista: ora non lo è più. È accaduto a Yussef Nada, italiano, accusato da Bush in persona di essere finanziatore di Al Qaeda. Lo scorso 23 settembre ha ottenuto dal Consiglio di sicurezza dell’Onu la cancellazione del suo nome dalla “black list”.

Youssef Nada, 75 anni, ingegnere, musulmano, socialista (come lui dichiara sul suo sito), banchiere e imprenditore, viveva a Campione d’Italia. Nel 2001 venne sospettato un suo coinvolgimento negli attentati alle Torri Gemelle e fu aperta dalla Svizzera un’inchiesta a carico della “Nada Management Organization”, società finanziaria con sede a Lugano di cui era presidente. Anche in Italia venne aperta un’indagine.

Questo spinse le Nazioni Unite a inserire il nome di Nada nella “lista nera” delle persone o entità legate al terrorismo. Nel 2005 la Svizzera chiuse le indagini per mancanza di prove e nel 2007 l’Italia fece altrettanto con la stessa motivazione.

Per otto anni, Youssef Nada fu costretto a vivere come in esilio in casa sua, impossibilitato a curarsi e a disporre dei suoi beni, mentre cercava disperatamente e con ogni mezzo di difendersi dalle accuse che gli erano state mosse. Particolarmente attivo nella vicenda era stato il consigliere agli Stati ticinese Dick Marty (PLR), che aveva lanciato una campagna contro gli abusi nella guerra al terrorismo. Ed ecco, venti giorni fa, la cancellazione del nome di Youssef Nada dalla lista nera.

Ma se questa vicenda ha avuto un lieto fine, se pur dopo otto anni, c’è un altro cittadino italiano, di cui vi ho già parlato da questa rubrica, Abou Elkassim Britel, detto Kassim, vittima della “guerra al terrore”. Dal 2002 Kassim ha subito arresti illegali, detenzioni in segreto, “extraordinary renditions”, torture fisiche e psicologiche, interrogatori violenti, un processo iniquo e viziato, carcere duro.

Da anni sua moglie Khadija si batte per ottenere giustizia; numerose associazioni, tra le quali Amnesty International, si sono occupate del suo caso, così come anche la Commissione e il Parlamento europeo. Avevo raccolto la sua richiesta d’aiuto e come europarlamentare avevo cercato di fare la mia parte, inviando due lettere al ministro Frattini, firmate anche da altri deputati italiani, nella quale ricordavo al governo come lo stesso emiciclo di Bruxelles, nella sua risoluzione del 14 febbraio 2007 rispetto alla «consegna straordinaria del cittadino italiano Abou Elkassim Britel, che era stato arrestato in Pakistan nel marzo 2002 dalla polizia pakistana ed interrogato da funzionari USA e pakistani e successivamente consegnato alle autorità marocchine» aveva invitato il «governo italiano a prendere misure concrete per la liberazione di Abou Elkassim Britel».

Ma Kassim è ancora detenuto, illegalmente, in Marocco.

Per saperne di più, vi consiglio di visitare

il blog http://kassimlibero.splinder.com

il sito www.giustiziaperkassim.net

fonte: blog.libero.it/lavoroesalute