Burqa, medici stranieri: “Ma quante donne lo portano?”

“Negli ultimi giorni siamo ormai abituati a commentare proposte e decreti che non aiutano l’integrazione e la serenita’ degli immigrati in Italia. Dopo la proposta dei medici spie, presidi spie, diritti ed integrazione con i crediti, prolungamento fino a 18 mesi della presenza nei Cie, ed infine quella di ieri che il burqa viene vietato tramite un ddl perche’ è stato decretato in altri paesi europei, senza considerare che il numero delle donne che lo portano e’ molto basso”. E’ il commento di Foad Aodi, presidente dell’associazione dei medici di origine straniera e del Co-mai, la comunità del mondo arabo in Italia.

“Ci chiediamo – prosegue la nota – prima di arrivare ad un ddl del genere perche’ non e’ stata presa in considerazione la possibilita’ di valutare ed analizzare questa abitudine di portare il burga in Italia con una indagine conoscitiva per sapere effettivamente quante sono le donne che lo portano, il motivo per cui lo portano, se lo portano spontaneamente, se sono costrette a portarlo perche’ viene imposto da qualcuno”. Tutto questo “al fine di evitare che in Italia passi il concetto che l’integrazione si basa sui decreti di legge dall’alto e si certifica con i crediti e per volontà di pochi senza coinvolgere le comunità e le associazioni degli immigrati competenti. In qualità di medico non ho mai visitato una donna che porta il burga in Italia nonostante che di immigrati ne visito tutti i giorni, inoltre non abbiamo visto frequentare la nostra numerosa comunità del mondo arabo donne con il burqa”.

 

“Detto cio’ – conclude Aodi – bisogna avere il viso scoperto in pubblico ed invito il governo italiano ad analizzare di piu’ il rispetto dei diritti individuali e culturali dialogando con le comunità e non fare leggi punitive dall’alto per una questione che potrebbe risultare falso allarme, inutile e non costruttiva a favore del dialogo interculturale visto che l’immigrazione in Italia non è uguale a quella francese e degli altri paesi  per differenza di inizio dell’immigrazione, tipologia, paesi di origine, lavoratori, intellettuali, professionisti, seconda e terza generazioni”.

 

4 agosto 2011

Fonte: www.redattoresociale.it

fonte: blog.libero.it/lavoroesalute