Raccogliamo il vento caldo dell’Africa

 

Noi occidentali abbiamo spesso guardato dall’alto in basso gli arabi, gli africani. Non parlo di razzisti e xenofobi e delle loro pulsioni meschine ed egoistiche, mi riferisco agli altri, a quelli che si pensano normali e che un po’ di distanza l’hanno sempre messa da quelli dalla pelle più scura e dall’odore forte di corpi che raccontano della sofferenza di popoli in lotta da sempre, ed oggi, ancora, in lotta anche per acqua e cibo. Siamo talmente storditi dall’opulenza consumistica – dal dibattito sulla indecente volontà di privatizzare l’acqua – che non riflettiamo nemmeno abbastanza sul fatto che le montagne di spazzatura che circondano Napoli e provincia, nell’indifferenza di ampie moltitudini di gente, non sono presenti nemmeno in quello che viene chiamato terzo mondo. Ci rassegniamo alla mortificazione quotidiana della democrazia e ai poteri oligarchici sempre più asfissianti perché abbiamo ancora benessere a sufficienza e perché i detentori del potere non fanno ancora uso dell’olio di ricino e di violenze fisiche diffuse limitandosi all’abuso della legge e alla violenza morale del potere. L’indignazione sociale non è ancora sufficiente, ma cresce ed è un bene se sarà tradotta in energia positiva.

Dal Nord Africa al Medio Oriente dilaga, invece, l’uso della democrazia. Soprattutto in Egitto abbiamo assistito alla forza imponente della democrazia partecipativa che trova linfa dalla mortificazione delle libertà civili, dal radicamento delle disuguaglianze sociali e in un conflitto sociale in crescente consolidamento. Il regime egiziano, come del resto quello libico, sembravano immodificabili. Coincidenza tra potere politico e militare, controllo dell’economia, sostegno da parte dei governi occidentali e delle istituzioni internazionali. Dittature che riservavano agli oppositori infami destini: tortura, carcere, soppressione fisica.

Eppure a molti occidentali andava bene tutto questo, perché quelle dittature rassicuravano il capitalismo dal pericolo, più o meno fondato, dei fondamentalismi islamici. Ecco il mercimonio politico-diplomatico: sostegno occidentale totale ottenendo in cambio il controllo degli estremismi. Nulla importa se le dittature calpestano diritti umani, reprimono il dissenso, uccidono ogni anelito di democrazia. L’occidente, in testa gli Stati Uniti, sempre pronto a propagandare e praticare l’esportazione della democrazia quando si tratta di fare guerre che hanno, in realtà, l’obiettivo di mettere in moto l’economia degli armamenti, difendere gli interessi petrolifici ed ottenere il controllo geopolitico in aree strategiche del pianeta, non ha alzato la voce della democrazia per quanto accadeva, da decenni, in Tunisia, Algeria, Egitto, Libia, Palestina, Medio Oriente, Paesi Arabi. Addirittura l’Italia, nel 2008, ha firmato il Trattato con la Libia, per interessi commerciali, affari ed eliminazione degli immigrati. Autori, Berlusconi e Gheddafi, il sultano del bunga-bunga e il satrapo cavallerizzo. Non c’è nulla, in quel trattato, su democrazia e diritti umani.

Il popolo africano ha mortificato l’occidente dandoci una lezione di democrazia. L’uso di Internet per organizzarsi e mettere in rete la rivoluzione, gli studenti che invece di deprimersi per l’assenza di lavoro e di prospettive future e confondersi nell’edonismo del potere, sono stati protagonisti attivi del rovesciamento del regime; le donne in prima linea nelle piazze con la loro passione, operai e ceto produttivo illuminato uniti nella lotta per i diritti e per la democrazia. I regimi sono scricchiolati e stanno crollando per le lotte delle persone, stanche di essere non-persone, senza aver ottenuto alcun aiuto da parte di un occidente impotente e preoccupato solo a salvaguardare i suoi interessi economici e commerciali. Studenti, anziani, donne in minigonna e donne con il velo, borghesia, operai, contadini, il popolo si è messo in movimento e ha consegnato alla storia pagine di democrazia. Un popolo pensante, non narcotizzato.

La democrazia non si esporta falsamente con le armi, come in Iraq e in Afghanistan, ma si realizza dal basso e, se lo si vuole, con la diplomazia e la politica. In Italia la politica estera è affari, abuso del potere, difesa degli interessi dei più forti. Il vento caldo africano spero faccia bene anche a noi per contribuire ad allontanare il puzzo del compromesso morale e il grasso dell’opulenza che annebbia il cervello e comprime i cuori.

Liberiamoci anche noi.

 

Luigi De Magistris

05/03/2011

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fonte: blog.libero.it/lavoroesalute