Tremonti annuncia il massacro sociale. O rivolta o barbarie
Alla fine ci siamo arrivati, il Governo italiano presenterà il conto, che l’Europa ha stabilito con l’Euro Plus pact, a partire dalla prossima finanziaria. Oggi il ministro ha cominciato ad affilare gli strumenti del macello sociale. «L’unico messaggio responsabile nell’interesse del Paese – ha detto Tremonti – è che non esistono i presupposti per una crescita duratura ed equa senza stabilità dei conti pubblici». Questa affermazione ideologica, che è di fatto quella delle tecnocrazie europee, non è vera perché come dimostrano le ricette della Grecia e dell’Irlanda, le politiche di austerity deprimono la crescita e creano disoccupazione di massa. Il rigore in realtà serve più per abbattere i diritti sociali dei lavoratori e per aumentare i profitti di padroni e speculatori che per uscire dalla crisi.
Non è un caso che il Def (documento economico finanziario) che sarà esaminato dal Consiglio dei Ministri nei prossimi giorni risentirà delle decisioni prese a Bruxelles in questi mesi, censurata scientificamente dai mass media; e non è un caso che Tremonti utilizzi il quadro europeo per chiedere ‘responsabilità’. «I processi di riforma della governance – ha detto – sono tutti allineati sul principio della prudenza e del rigore fiscale. È chiaro che non vi sono più spazi per le incertezze – ha continuato il ministro – la politica di rigore fiscale non è temporanea, non è la conseguenza imposta da una congiuntura economica negativa ma è invece la politica necessaria e senza alternative per gli anni a venire. Devono essere quindi logica e impegno comune, tanto della politica quanto di tutte le parti sociali, a non avere o dare illusioni attraverso messaggi contraddittori supponendo una presunta alternativa tra rigore e crescita». Il prezzo della crisi prodotta dal capitalismo, in poche parole, dovrà essere pagato dai lavoratori, qualsiasi Governo guiderà il paese dovrà misurarsi su questa nuova gerarchia istituzionale con la quale hanno scippato la nostra sovranità economica. Per la sinistra e per il movimento dei lavoratori il bivio sembra essere sempre più marcato: o ci rivoltiamo contro il governo economico dell’unione o sarà la barbarie. In questo quadro devastante lo sciopero generale del 6 maggio, proclamato dalla Cgil, deve assumere i caratteri di una durissima contestazione contro Governo, Confindustria e gli ‘Europadroni’. Non serve una sfilata, ma il blocco totale del Paese.
13/04/2011
fonte: blog.libero.it/lavoroesalute





