L’articolo 41 della Costituzione e dintorni

Risale all’inizio del 1995 il progetto di revisione costituzionale(elaborato da Gianfranco Miglio e del “Gruppo di Milano” da lui diretto) proposto dalla Lega Nord (primo firmatario senatore Speroni) di modificare tutti gli articoli dal 41 al 47 della Costituzione repubblicana che si proponeva di eliminare ogni condizionamento a fini sociali dell’impresa e della proprietà, di cancellare la programmazione democratica dell’economia e i suoi istituti di direzione e controllo, di abolire il ruolo strategico dell’impresa pubblica e ogni ipotesi di sostituzione del monopolio privato, di delegittimare la cooperazione contraria a fini di speculazione privata, di togliere ogni vincolo alla proprietà terriera privata e limiti alla sua estensione e mirava, inoltre, a sostituire il valore del lavoro con il valore del mercato (art.1), subordinava, infine, i valori repubblicani di solidarietà politica,economica ai valori del federalismo fiscale (art. 2 della Costituzione).

Oggi, i rapporti di forza sociali e il balbettio dell’opposizione parlamentare consentono al Ministro dell’Economia in carica di proporre, in nome della libertà di impresa, la modifica dell’art. 41 della Costituzione repubblicana. Secondo il disegno di accompagnamento al progetto di revisione, si tratta di un aggiornamento per favorire lo sviluppo e un “baluardo contro la complicazione normativa. Basterebbe, forse, una legge ordinaria in tema di silenzio assenso e di autocertificazione.

Ma tant’è. Si vuole attaccare il cuore “catto-comunista” della carta costituzionale” L’iniziativa economica non puo’ svolgersi in contrasto con l’utilità sociale o in modo da recare danno alla sicurezza, alla libertà, alla dignità umana” (così recita il secondo comma dell’art.41). Ed è in nome di questo principio costituzionale(responsabilità sociale dell’impresa), che andrebbero contrastati sotto il profilo normativo(penso ,sul punto, al disegno di legge presentato dalla Federazione della Sinistra al consiglio regionale piemontese) e senza accettazione di ricatti occupazional (come nel caso della Fiat di Pomigliano) tutti i progetti tendenti ad acconsentire una effettiva liberalizzazione delle delocalizzazioni produttive.

Secondo il Ministro dell’Economia i commi aggiuntivi così disporrebbero. ”La Repubblica promuove il valore della responsabilità personale in materia di attività economica non finanziaria”,con buona pace del ruolo pubblico in economia e infine,come colpo conclusivo auspicato da Confindustria, ”Gli interventi regolatori dello Stato, delle Regioni e degli Enti Locali che riguardano le attività economiche e sociali si informano al controllo ex post”. Basta, quindi, con i controlli preventivi. Peccato che, ad esempio in tema di sicurezza sul lavoro,il numero dei morti sul lavoro rimanga una tragica costante del sistema italiano. Su questo, i comitati in difesa della costituzione attivi nel paese dovrebbero immediatamente prendere posizione.

La conclusione politica mi sembra questa; la crisi economica sitemica, la competizione globale, impongono ai rappresentanti politici degli interessi capitalistici di agire, anche sotto il profilo normativo e ordina mentale,nella direzione di scelte sempre piu’ liberiste. I sostenitori di politiche più temperate fanno fatica ad affermare la propria utilità. Vedremo l’atteggiamento delle opposizioni parlamentari che sembrano,invece, intenzionate a rilanciare il tema delle liberalizzazioni (Pd e Udc).

Nel frattempo, il ”modello Pomigliano” (lavoro sfruttato in cambio della rinuncia ai diritti acquisiti) potrebbe essere esportato altrove. Lavoratori italiani contro lavoratori polacchi (la competizione è fra chi produce meglio e di più). Da qui la necessità di rilanciare un progetto della sinistra anticapitalista, internazionalista che avanzi rivendicazione programmatiche comuni per tutti i lavoratori europei (contratto collettivo europeo di lavoro, tassazione di tutte le transazioni finanziarie,immediata modifica del trattato di Mastricht, rottura di ogni rapporto con i paradisi fiscali).

La difesa della costituzione passa, in primo luogo, dalla verifica dei diritti esistenti nei luoghi di lavoro. E’ questo un tema (insieme ad una nuova legge elettorale per l’uscita dal bipolarismo e ad una sul conflitto di interessi) inevitabile di confronto programmatico anche con il centro-sinistra per favorire la costruzione di una possibile alleanza democratica in grado di battere le destre nel nostro paese, senza pero’ commettere i drammatici errori del passato.

Marco Dal Toso

fonte: blog.libero.it/lavoroesalute