IL SUPERMERCATO DEL FEDERALISMO DEMANIALE
Una manovra da circa 27 miliardi, 6 dei quali dalla sanatoria sugli immobili fantasma, cioè le case sconosciute sia al catasto che al fisco. A questo si aggiunge l’introduzione del federalismo demaniale con il quale si rischia che grandi parti del nostro territorio fino a ieri preservato dalla speculazione edilizia finiscano in mano a palazzinari di ogni colore il gioco è fatto.
Non solo viene legalizzato di nuovo chi in nome dei profitti fa scempio del bene comune, non solo si continua a legittimare uno spazio che oscilla tra il legale e l’illegale che vede la criminalità organizzata come uno dei maggiori attori in campo, ma viene data nel prossimo futuro la possibilità di investire questi profitti nella messa al sacco del territorio per effetto del federalismo demaniale.
In pratica cos’è il cosiddetto federalismo demaniale? Il passaggio di beni che oggi sono dello Stato a Comuni, Province, Aree metropolitane e Regioni che dovranno ricavarne risorse. Prendiamo il caso di fiumi, laghi, arenili. Gli Enti che li hanno avuti in dotazione, in cambio di minori trasferimenti, cercheranno di ricavarne il massimo introito possibile, ma questi non sono beni che possono essere usati con questa logica. In parole povere, dovremo pagare per usufruirne.
Ad esempio se gli arenili venissero in pratica ceduti e sostanzialmente chiusi il loro uso potrebbe essere pagato molto di più, ma questo vorrebbe dire che i cittadini non avrebbero più il diritto di accesso, pur con le limitazioni attuali.
Per di più perché mai una bellissima spiaggia calabrese o la dolce riva di un lago lombardo dovrebbero essere gestite in una logica tutta economica e ristretta al territorio che li contiene ?
Non si tratta di qualche caserma dimessa, che può essere passata a Comuni, Regioni, ecc. Stiamo parlando di beni pubblici, di tutti noi, che per certi versi dovrebbero essere considerati indisponibili per qualunque utilizzo che non sia il bene comune.
E’ anche una privatizzazione mascherata e in questo senso il referendum per mantenere l’acqua come bene pubblico ha un valore emblematico perché può essere un modo per cercare di fermare questa preoccupante deriva.
Indirettamente il PD con l’astensione e direttamente il partito di Di Pietro con il voto a favore si sono resi complici di un’incubo: lasciare le briglie sul collo della finanza regionale e locale, il risultato sarà un definitivo disastro per le finanze pubbliche nazionali. Un’altro colpo all’Unità d’Italia!
23/05/2010
fonte: blog.libero.it/lavoroesalute





