Bulimia carceraria per i soli poveri, impunità e prescrizione per i ricchi
Il senato ha ieri votato la fiducia ad un ennesimo provvedimento personale e privato di Berlusconi, scardinando di fatto il sistema processuale con la legge “allunga processi” (ma non occorreva velocizzare i tempi del processo?); ancora una volta siamo di fronte ad un provvedimento predatorio, che assicura l’impunità ai potenti forniti di buoni avvocati. Ha ragione Casson il quale ha osservato che, con questa legge, che in realtà si riferisce al processo-Ruby, la difesa, per allungare i tempi e giungere alla prescrizione, «può convocare come testimoni tutte le excort che operano a Milano»: schizofrenia vergognosa delle leggi ad personam. La nostra amarezza è lenita dal fatto che, a cinquanta metri dall’aula del Senato, si svolgeva un importante convegno sulla condizione carceraria, fortemente voluto da Marco Pannella (a cui va dato il merito di aver tenuto alto il tema anche con 91 giorni di sciopero della fame). Nel corso di questo convegno, tra l’altro, il Presidente della Repubblica ha pronunciato parole molto serie, che sembrano tratte da documenti del nostro partito e da editoriali del nostro giornale: «nelle carceri italiane a migliaia vivono in condizioni disumane e gli ospedali psichiatrici giudiziari sono un orrore, inconcepibile in un paese civile. Questa situazione ci allarma ed umilia di fronte all’Europa. Bisogna trovare soluzioni politiche». E va dato atto che, per impulso della commissione presieduta da Ignazio Marino, l’altro giorno i Nas dei Carabinieri hanno sequestrato alcune aree dell’ospedale psichiatrico giudiziario di Montelupo Fiorentino in Toscana e di quello di Barcellona Pozzo di Gotto in Sicilia (49 celle per complessive 84 persone).
Si tratta di una prima iniziativa, ma di grandissimo rilievo, che compie un passo decisivo, nella direzione da noi sempre auspicata, di chiusura della vergogna degli ospedali psichiatrici giudiziari (il cosiddetto “ergastolo bianco”). Ma la politica è muta in queste ore, perfino di fronte all’appello del Presidente della Repubblica e di alte autorità istituzionali, oltre che delle commissioni europee. Parlano solo, come al solito, i nazisti della Lega padana per rifiutare le parole di Napolitano partendo dalla loro propagandistica bulimia carceraria. La politica italiana e il governo in primo luogo (garantista con i potenti e feroce giustizialista sicuritario con i poveri e i migranti) hanno perso di vista la centralità della dignità della persona e la concezione costituzionale della pena come reinserimento sociale. Il governo, anche in questo campo, è responsabile della distruzione dei valori costituzionali. Se il carcere è diventato classista, continuità e proiezione del degrado metropolitano, tre leggi che nascono da ossessioni ideologiche sono colpevoli: la legge contro i migranti; la legge contro i tossicodipendenti; la ex Cirielli sulla recidiva. Occorre sconfiggere il partito della proibizione, dello Stato etico, dell’omofobia, del patriarcato, dietro cui si cela il volto feroce della giustizia di classe. Il sovraffollamento carcerario non è una calamità naturale, ma un effetto voluto dagli “imprenditori della paura” che indirizzano le insicurezze sociali crescenti contro i migranti e i poveri. La povertà è diventata un reato e, quindi, di conseguenza, il carcere è diventato struttura statuale di controllo penale sul territorio: viene abbattuto lo Stato sociale, viene, nel contempo, dilatato lo Stato penale. Abbiamo lanciato, nelle nostre campagne degli ultimi anni, parole d’ordine come «diritto penale minimo», come ci ha insegnato Ferrajoli, «depenalizzazione, decarcerizzazione». Ci fa piacere che il Presidente Napolitano abbia espressamente parlato di “depenalizzazione”. La politica è ora obbligata a rispondere. Noi continuiamo a chiedere l’abolizione della Bossi-Fini della Fini-Giovanardi, della ex Cirielli, l’abolizione dell’ergastolo (anche quello ostativo), l’introduzione nell’ordinamento del reato di tortura e della figura del garante dei detenuti. Il carcere deve ritornare ad essere sanzione di ultima istanza; occorre sperimentare maggiormente, come avviene in tutta Europa, sanzioni detentive non carcerarie e anche pene non detentive. L’amnistia e l’indulto (che Pannella propone) possono essere un traino obbligato ed immediato: «l’amnistia è un atto formale e controllato, mentre, in realtà, c’è la prescrizione che dilaga. In dieci anni un milione e settecentomila prescritti». Cioè l’amnistia solo per i potenti.
Giovanni Russo Spena
30/07/2011
Giurista
Rifondazione Comunista
fonte: blog.libero.it/lavoroesalute





