A proposito dei finti terremotati in tv

 

Parlando di informazione, si può pensare che la scelta – nell’affrontare una notizia, un fatto – sia tra il darla o non darla, tra il parlarne o tacerne. Ma esiste anche una terza ipotesi, decisamente la peggiore: dare una notizia falsa o falsare una notiza. E’ il caso riportato domenica scorsa da molti giornali della signora sedicente aquilana con marito – sedicente anch’egli – che al programma “Forum” (canale 5) di Rita Dalla Chiesa si sono spacciati per terremotati graziati dall’efficienza del premier Berlusconi. Durante la trasmissione i due, divorziati e litiganti per questione di soldi, si sono trovati però perfettamente d’accordo sul fatto che, grazie al presidente del consiglio Silvio Berlusconi a l’Aquila «tutte le attività commerciali hanno riaperto» e che il capoluogo «è in piena ricostruzione e sta tornando come prima», mentre per quanto riguarda gli sfollati assistiti «sono rimasti fuori solo trecento, quattrocento persone: stanno in hotel perché gli fa pure comodo, mangiano, bevono e non pagano nulla, pure io ci vorrei andare». Gli aquilani seduti a quell’ora davanti alla tv hanno tentato di telefonare in trasmissione per dire come stavano effettivamente le cose, ma gli è stato impedito di intervenire, perché il loro “sarebbe stato un intervento meramente politico”. Non si scusa dell’accaduto Rita Dalla Chiesa, che anzi ieri mattina, sempre da una rete Mediaset, ha semplicemente dichiarato che «la signora ha espresso le sue idee. Noi non mettimo il bavaglio a nessuno, siamo una televisione libera».

Che i talk show e i reality televisivi siano pieni di figuranti foraggiati per tirarsi parolacce, litigare, amarsi, ritrovarsi o piangere è cosa nota e ormai anche largamente tollerata. Non dovrebbe essere, ma alle leggi dello spettacolo abbiamo tutti dovuto abdicare da tempo.

Le leggi dello spettacolo: la prima era crudele, ma inevitabile: “the show must go on”, lo show deve andare avanti. Anche se la guerra sta massacrando i vostri figli, anche se fuori la porta del teatro marciano i nazisti, anche se il protagonista è stato ammazzato, o l’attrice principale ha la tisi. Lo show deve andare avanti, una volta era questione di pane o di fame, in certi tempi persino di vita o di morte.

Poi le leggi si sono modificate, non rispondendo più alla necessità di far campare i suoi manager e attori, ma soprattutto i suoi sponsor. Dal “must go on” la regola guida dello showbusiness si è così risettata: non importa se quello che diciamo e facciamo è giusto o sbagliato, morale o immorale, etico o meno. L’unica cosa che conta è fare ascolto, vendere i prodotti dei pubblicitari, mantenere alti i bisogni della massa acquirente.

Da venerdì scorso, in Italia, siamo platealmente di fronte ad un nuova evoluzione legislativa. Ora la regola vuole che non sia importante che sia falso ciò che si pretende sia vero, né salvare i profitti dello sponsor, né intrattenere il pubblico, né svagare le masse. No, ora si tratta di mettere le mani sullo show e piegarlo alla volontà politica di un governo. Data questa come regola, si può mettere in scena un’Italia che non è vera e spacciarla per tale. Non importa se si sta mentendo e se ciò che si dice non solo è falso, ma anche offensivo verso coloro che si vedono negati e calpestati nelle proprie tragedie. Quello che conta è confondere, truccare le carte, tentare il tutto per tutto, sopravvivere e regnare, ad ogni costo. La legge dello show biz, quella appena promulgata nel nostro paese, lo consente.

 

Roberta Ronconi

29/03/2011

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fonte: blog.libero.it/lavoroesalute