L’Asl di Torino blocca l’ambulatorio dei medici di Emergency

 

Ci risulta incomprensibile il parere negativo dell’Asl che ha bloccato la nascita di un poliambulatorio per migranti a Torino. 

«Servizio non necessario perché un doppione». Un parere che lascia esterefatti in quanto non si voleva costruire una struttura ospedaliera o  comune studio medico, ma un poliambulatorio per l’assistenza sanitaria gratuita ai più poveri e ai migranti con e (soprattutto) senza permesso di soggiorno. La risposta negativa non trova giustificazioni nella realtà torinese perché la Regione ha tagliato ha tagliato anche gli investimenti nei centri Isi (Informazione Salute Immigrati) e, cosa inconfutabile, moltissimi migranti non sono incentivati ad usare una struttura istituzionale perché magari incapaci di comprendere l’italiano, le  stesse operazioni burocratiche necessarie anche per fare un semplice esame del sangue sono scogli insormontabili. Quindi, un poliambulatorio, gestito da un’organizzazione umanitaria come Emergency, riconosciuta in tutto il mondo come luogo facilitatore di relazioni con le sofferenze, capace di offrire, con pazienza e sorriso, prestazioni in particolare a quella zona grigia di persone, come immigrati non regolari, che spesso hanno grandi difficoltà ad accedere alle cura sanitarie, fosse prevalso una capacità altruista sarebbe stato un fiore all’occhiello dell’asl.

Questo l’ambulatorio che doveva nascere in via Giachino, una struttura concessa dal Comune, era immaginata come qualcosa di più che un semplice centro medico. Decine di volontari medici e infermieri, aiutati da un servizio di mediazione culturale, avrebbero assicurato le prime visite per poi avviare verso le cure specialistiche nelle strutture ospedaliere. Alcune previste in sede (pediatria, odontoiatria e oculistica) in un progetto che preventivava l’investimento di mezzo milione di euro a carico di Emergency.

Quindi, non ha riscontro nei fatti la spiegazione dell’ Asl «L’Asl sul territorio può contare su centri Isi (Informazione Salute Immigrati), che prevedono già prestazioni simili anche per chi è privo di permesso di soggiorno. In più c’è l’impossibilità normativa che impedisce ad un ambulatorio di una Onlus di compilare ricette che vadano a gravare sul bilancio pubblico”. Allora perché in Sicilia Emergency collabora con le Asl?  Risulta ovvia e inconfutabile la risposta di Emergency. «I nostri medici non avrebbero emesso ricette in modo incontrollato e non avremmo sprecato denaro. Poi il nostro servizio doveva contribuire a garantire un maggior diritto d’accesso alla cure sanitarie».

Si chiedeva solamente lo stesso riconoscimento previsto al Sermig e al Cottolengo ma, in quanto struttura laica, è stata forse ritenuta un’iniziativa ingombrante a livello politico, in una Regione governata da cattolici integralisti?

 

franco cilenti

fonte: blog.libero.it/lavoroesalute