
I berlusconidi barano: emendamenti truffa
Se fossimo nel mitico Far west dove quando uno giocando a poker in un orribile saloon pieno di donnine barava veniva preso a pistolettate e di rado riusciva a portare a casa la pellaccia non ci sarebbero più tutti i manipolatori del Pdl che si aggirano attorno ad un cadavere quale la legge bavaglio sulle intercettazioni. Cercano di rianimare il morto, ma non sanno fare neppure la respirazione bocca a bocca .
Pensate se ci provasse uno come Ghedini o un Alfano, un Gasparri, un Quagliarello, il morto se ,per caso, riaprisse gli occhi li chiuderebbe subito di nuovo. Loro, con l’aiuto di Bossi e dei suoi adepti, sanno solo barare, imbrogliano le carte, mostrano il volto accomodante come gli ha suggerito Berlusconi, siamo disponibili al confronto, a migliorare il testo, magari torniamo in commissione, una puntatina nell’aula piccola, prima di affrontare l’aula grande del Senato, il dibattito è previsto per martedì, si può sempre fare.
Bersani: resta una legge negativa. Alla buona fede di questi figuri possono credere solo dei gonzi e, pare, anche i finiani che sembrerebbero orientati a dare per buoni gli emendamenti presentati. In questo modo potrebbero dire di aver portato a casa una vittoria con il capo del governo costretto a fare marcia indietro. Ma, come si dice, si tratterebbe di una vittoria di Pirro, perché la sostanza liberticida della legge resta tutta, come ha dichiarato il segretario del Pd, Pierluigi Bersani, tagliando la testa al toro anche a fronte di qualche titubanza di troppo zelanti esponenti che, valorizzando giustamente la battaglia ingaggiata dall’opposizione che ha costretto la maggioranza a presentare nuovi emendamenti, sono andati al di là forse delle loro intenzioni. Gli emendamenti infatti sono un bluff, un imbroglio immondo. Certo che la maggioranza è con l’acqua alla gola, sforna nuove proposte ma, come ordinato da Berlusconi, sui punti fondamentali nessun passo indietro. La legge si regge su un doppio bavaglio: quello che riguarda i media che non possono pubblicare le intercettazioni neppure quando non sono secretate e diventano pubbliche e quello che riguarda i magistrati cui si impedisce di svolgere le indagini necessarie per acciuffare i criminali.
I riassunti giornalistici? Una barzelletta. Ebbene per quanto riguarda l’informazione la “ disponibilità” è tornare a quanto previsto dalla finiana Buongiorno, presidente, pro tempore si dice ancora per poco , della Commissione giustizia della Camera: si possono pubblicare i riassunti. Ci meraviglia che un avvocato come la suddetta che ha difeso e fatto assolvere Andreotti (complice la prescrizione) non si renda conto del ridicolo ed entri anche lei, di fatto, nell’elenco dei bari. Riassunto di quante righe, o di quante pagine, magari poi qualcuno da anche il voto. Insomma migliaia di pagine, riscritte con parole proprie del giornalista che si deve impegnare a pubblicare una specie di Bignami, il libricino che noi studenti di allora portavamo agli esami e che riassumeva materie ostiche. Poi si diminuisce, ma rimane,la multa per gli editori e non se ne parla più. Tutti d’accordo, abbracci e baci. Resta insomma pesante come un macigno il bavaglio: vietato pubblicare le intercettazioni. E poi la pubblicità dei processi. E’ vero che sono pubblici ma se una delle parti non desidera per esempio la diretta radio, come fa l’emittente dei radicali, si deve chiudere il permesso al presidente della Corte dì’appello. E se non c’è Corte d’appello là dove si svolge il procedimento? Arrangiatevi, andate a cercarla. Nel frattempo magari il processo è iniziato o anche già finito. Insomma come dicono Ghedini e soci: non si viola la libertà di informazione che significa, proprio perché è una libertà, anche la scelta di non informare.
Ghedini escogita “ 48 ore”fasulle. Nei confronti dei magistrati al danno si aggiunge la beffa. L’avvocato Ghedini ha l’ordine da parte di Berlusconi di non cedere sulla questione dei 75 giorni oltre i quali le intercettazioni diventano tabù e per i criminali scatta il grido “ liberi i tutti”. Ma la protesta, la ribellione è forte, le manifestazioni si susseguono nel cranio dell’avvocato si accende una lucina: si si deve superare quel limite si possono prolungare di 48 ore previa richiesta di autorizzazione , altre 48 ore altra richiesta, naturalmente documentata con faldoni, l’intero fascicolo processuale,che si spostano da un ufficio all’altro, trasportati a mano. Magari con un carretto tirato da un cavallo visto che nelle Procure non ci sono soldi neppure per la benzina. Non basta: per autorizzare le intercettazioni ci vogliono tre giudici. Ci scherzano sopra i magistrati: un giudice monocratico, uno solo cioè, può condannare un imputato fino a trenta anni di carcere ma per valutare una richiesta di intercettazione ce ne vogliono tre. Ci scherzano sopra ma la rabbia è forte.
06 Giugno 2010
Editoriale di Alessandro Cardulli
fonte: blog.libero.it/lavoroesalute





