Le donne lasciano il lavoro per curare i figli
Il 45,9% delle donne attualmente inattive ha lasciato il lavoro precedente per prendersi cura dei propri figli, il 12,6% e’ ‘vittima’ di un licenziamento o della chiusura della propria azienda, il 17,3% ha terminato la propria attivita’ per scadenza di contratto. Il fattore determinante dell’inattivita’ femminile, dunque, e’, ancora oggi, la famiglia, secondo quanto testimoniano i dati di una indagine Isfol (l’Istituto per lo sviluppo della formazione professionale dei lavoratori) su madri e lavoro, condotta su un campione rappresentativo della popolazione di donne fra i 25 ed i 45 anni.
I dati dicono che oltre la meta’ delle donne inattive sarebbe disposta a lavorare part time, una parte di queste ultime (38%)sarebbe anche pronta ad accettare un impiego per un reddito netto compreso tra i 500 e i 1.000 euro. Ma, poi, trovando poca flessibilita’ sul mercato, in molte rinunciano, soprattutto se ci sono figli da curare. La rigidita’ degli orari, la carenza di servizi per l’infanzia, la scarsa disponibilita’ dei coniugi lasciano queste donne al palo. L’inattivita’, comunque, e’ inversamente proporzionale al livello di istruzione: tra le donne con titoli piu’ alti e’ minore, soprattutto al Nord. Aver avuto una madre che lavorava o aver frequentato donne lavoratrici aumenta, poi, la spinta verso l’attivita’.
Ma il blocco principale resta la famiglia: il 14% delle donne (media) lascia dopo un licenziamento, il 23,8% per scadenza di contratto, il 36,1% per prendersi cura dei figli. Quest’ultima percentuale sale al 45,9% tra quelle che sono a tutt’oggi inattive e non cercano una occupazione perche’ devono stare a casa con i bamini. Il confronto con gli uomini e’ penalizzante: se i maschi perdono il lavoro e’ piu’ facile che lo ritrovino e in tempi piu’ rapidi rispetto alle donne, soprattutto se a perdere il posto sono quelle nella fascia d’eta’ fertile o con figli piccoli.
Ma quali sono gli aspetti e le condizioni che inciderebbero in modo positivo sulla possibilita’ di rientro nel mercato del lavoro? “Oltre la meta’ delle donne inattive sarebbe disponibile a lavorare fino a 25 ore settimanali, sostanzialmente con un part-time e fra queste circa il 38% accetterebbe un lavoro per un reddito netto fra i 501 ed i 1.000 euro al mese- spiega l’Isfol- E’ comunque interessante sottolineare che esiste una quota non irrilevante di inattive disposta a lavorare anche con orario full-time”. Comunque, l’orario ridotto risulta una delle forme di lavoro maggiormente desiderata per poter conciliare l’impiego con la famiglia.
07/05/2010
Fonte: agenzia DIRE
fonte: blog.libero.it/lavoroesalute





