Ambiente, l’Italia piena di siti a rischio. E intanto le trivelle minacciano le Tremiti

L’Istituto superiore di sanità, la sede romana dell’Oms e l’università La Sapienza di Roma ci hanno fatto sapere che lungo lo stivale ci sono ben 44 Siti di interesse nazionale altamente inquinati. Mentre si pensa al petrolio dell’arcipelago pugliese per tagliare le importazioni

Come abbiamo già segnalato più volte l’Italia è diventato un Paese ad altissimo rischio inquinamento. Lo strapotere della criminalità organizzata da un lato e la sempre più pressante deregulation governativa in materia di tutela dell’ambiente e di depenalizzazione dei reati ad esso connesso hanno lasciato mano libera a chi, senza scrupolo alcuno, privilegia i propri interessi alla salvaguardia del territorio. Oggi l’Istituto superiore di sanità, la sede romana dell’Oms e l’università La Sapienza di Roma ci hanno fatto sapere che lungo lo stivale ci sono ben 44 Sin (Siti di interesse nazionale) esposti a rischio inquinamento. Il progetto realizzato da queste tre realtà si chiama “Sentieri” ed ha il merito appunto di aver realizzato un’indagine epidemiologica i cui risultati verranno presentati mercoledì prossimo in un convegno a Roma. L’elenco completo, che sarà pubblicato nel prossimo numero della rivista “Epidemiologia e prevenzione”, fa sapere che nel Sud sono 15 le aree con queste caratteristiche, ben 21 nel Nord e 8 nel Centro. Per un totale di circa 5 milioni e mezzo di persone che soffrono, in percentuali ben superiori alla media, di tumori piuttosto che di malattie cardiovascolari. Drammatica è la situazione del litorale Domizio-Flegreo nelle provincie di Napoli e Caserta che interessa ben 77 municipi; grave lo scenario anche nell’area di Taranto ma non sta meglio lo sconosciuto basso bacino del fiume Chienti, in provincia di Fermo, nella più virtuosa regione marchigiana, a causa dell’industria calzaturiera. Questo quadro che richiederebbe dunque misure eccezionali si lega invece a nuove iniziative che non possono non destare ulteriore allarme: stiamo parlando della folle idea di ricercare idrocarburi nelle isole Tremiti, uno dei luoghi più belli della penisola. Una scelta tra l’altro in controtendenza con quelle fatte dalla regione Puglia e che evidentemente sembra indifferente a disastri ecologici come quello recente del Golfo del Mes sico o lo spiaggiamento dei capodogli avvenuto nel parco nazionale del Gargano. Un ricerca forsennata, stigmatizza Legambiente, che permetterebbe al nostro Paese di tagliare le importazioni per soli 20 mesi devastando però ulteriori porzioni di territorio che con tutta evidenza sarebbe penalizzato dalla conseguente diminuzione del flusso turistico. Insomma due notizie che non fanno che confermare il basso livello di consapevolezza ambientale che regna sovrano dalla Vetta d’Italia alla Sicilia.

Vittorio Bonanni

11/04/2011

www.controlacrisi.org

fonte: blog.libero.it/lavoroesalute