Corteo vittime G8: ‘Vogliamo giustizia’

 

GENOVA – Sono tornati a Genova per chiedere verita’ e giustizia. Dieci anni fa, nella citta’ della Lanterna per partecipare al G8, avevano subito violenze e umiliazioni.

 

Oggi i ‘reduci’ della Diaz e di Bolzaneto, insieme a tanta gente comune e a personaggi simbolo dei gravi fatti di allora, come i genitori di Carlo Giuliani, ucciso in piazza Alimonda, chiedono di poter chiudere per sempre quella ferita che ”ancora brucia”. Servono le scuse dello Stato, spiegano, la rimozione dai vertici delle Forze dell’ordine di quanti ordinarono il blitz alla scuola dell”orrore”, le dimissioni dell’allora capo della Polizia Gianni De Gennaro. Ma soprattutto, sottolineano, serve un riconoscimento condiviso a tutti i livelli della verita’ che gia’ c’e', quella emersa con i processi.

 

Alle 16:30 quando la manifestazione ha inizio, le ‘vittime’ del G8 del 2001 si raccolgono alla testa del corteo.

 

Prendono per mano Heidi e Giuliano Giuliani e cominciano a sfilare. Ci sono Lorenzo Guadagnucci e Matteo Bertola, picchiati dalla polizia alla scuola Diaz, Paolo Fornaciari, che ha denunciato ”maltrattamenti” a Forte San Giuliano, la presidente del comitato ‘Verita’ e Giustizia’, Enrica Bartesaghi, madre di una ragazza vittima di quegli abusi. Poco dopo arriva anche Mark Covell, il giornalista finito in coma dopo le violenze alla Diaz che ha ricevuto la cittadinanza onoraria di Genova. Dietro di loro, nel corteo pacifico nei modi ma battagliero nelle intenzioni, si levano striscioni dalle scritte ”Genova non dimentica. Genova non perdona”. Una ragazza dall’altoparlante lancia proclami contro la polizia.

 

Altri manifestanti imbracciano il megafono e urlano ”Carlo e’ vivo e lotta insieme a noi”. ”Possiamo dire che ormai in buona parte e’ stata fatta verita’ – spiega Fornaciari -, ma i responsabili sono tutti al loro posto, nessuno ci ha mai chiesto scusa e nessuno ci ha mai risarcito, nemmeno moralmente, per quanto abbiamo subito”. Accanto a lui Matteo Bertola scuote la testa: ”Molto oscura rimane la ricostruzione dell’omicidio di Carlo. E poi, se abbiamo avuto verita’, ancora non abbiamo avuto giustizia”.

 

Arrivati in piazza Caricamento, la testa del corteo si ferma e scandisce uno slogan che invoca le dimissioni di De Gennaro, accompagnato da uno scroscio di applausi. Stessa richiesta anche da parte di Guadaganucci che, mentre mostra una cicatrice che gli e’ rimasta sul braccio, aggiunge: ”Il G8 di Genova non e’ un fatto dimenticato, la gente che e’ qui oggi invoca un’idea di democrazia molto piu’ ampia e molto piu’ seria”. Di ”impunita” che fa male parla Enrica Bartesaghi che ricorda i numeri: ”93 feriti alla Diaz, oltre 200 a Bolzaneto, decine le persone pestate per strada”. Heidi Giuliani denuncia ”i punti oscuri” che ancora gettano un’ombra sulle ”responsabilita’ politiche”.

 

Vittorio Agnoletto, allora leader del Genoa social Forum, invoca l’intervento del capo dello Stato per una riconciliazione definitiva. Con un certo orgoglio sfilano gli avvocati dell’associazione ‘Legal team’. ”Abbiamo ottenuto le condanne di molti dei responsabili dei pestaggi alla Diaz – affermano -. Abbiamo fatto un lavoro grandissimo fin dai primi giorni”. Ma oggi, a Genova, c’e’ anche la stessa gente comune di dieci anni fa. Livia di Imperia nel 2001 era con il marito ed e’ tornata nel luogo dove, dice, ”ho vissuto l’umiliazione piu’ grande della mia vita. Eravamo in un corteo pacifico della Coldiretti, con noi c’era anche una mucca. Ci hanno trattati come delinquenti”

 

24/07/2011

Fonte ansa

fonte: blog.libero.it/lavoroesalute