
«Non c’è più tempo per l’attesa»
«Non c’è più tempo per l’attesa». Per questo un’intera generazione, quella “precaria”, ha deciso di «prendersi spazi e alzare la voce»: oggi in oltre trenta piazze in tutta Italia ci sarà la prima, grande giornata di mobilitazione nazionale che vedrà manifestare chi ha lavori precari o sottopagati, chi non riesce a pagare l’affitto, chi è stanco di chiedere soldi ai genitori, chi chiede un mutuo e non glielo danno, chi non trova lavoro e chi passa da uno stage all’altro. Fino ad arrivare agli studenti. Insomma, «chi ha intenzione di riprendersi questo tempo» come spiegano i quattordici precari primi firmatari dell’appello “Il nostro tempo è adesso”: un archeologo freelance (Salvo), cinque giornaliste (Eleonora, Claudia, Raffaella, Teresa e Imane), un portuale interinale (Pierpaolo), due ricercatori (Luca e Francesco), un imprenditore (Marco), un avvocato a partita iva (Alessandro), un’operatrice dello spettacolo (Ilaria), un operatore di call center (Francesco), una si ndacalista (Ilaria).
La piazza principale sarà quella di Roma dove è in programma una streetparade (partenza ore 15 da p.zza Repubblica) che arriverà al Colosseo, luogo simbolo delle manifestazioni studentesche che, il 30 novembre scorso, occuparono i monumenti più famosi d’Italia. «Il 9 aprile» spiega Francesco Vittucci dell’associazione dottorandi e dottori di ricerca italiani in apertura della conferenza stampa di presentazione della manifestazione che si è tenuta lunedì mattina a Roma nella sede del comitato “Il nostro tempo è adesso”, «porteremo per le vie di Roma, come nel resto d’Italia, il nostro stile ironico, scanzonato e divertente che ci sta accompagnando nelle azioni di avvicinamento al 9 aprile. Sarà il nostro modo per marcare la netta differenza tra la politica di oggi e la politica come sarebbe
se fatta dai giovani». Tutto questo con l’obiettivo, come ci spiega Ilaria Lani, responsabile dei giovani della Cgil, «di costringere tutti, sindacati, partiti, istituzioni, a un cambio di rotta, per mettere al centro dell’agenda politica la precarietà che ha ormai dato vita a una questione generazionale, dramma nel dramma sociale del nostro paese». Una manifestazione «che servirà a raccontarci per non essere raccontati» sottolinea Maria Pia Pizzolante dell’associazione Arte della Resistenza «e che vedrà in piazza, insieme, decine di realtà eterogenee, dalle associazioni di precari alle sigle giovanile dei partiti (Fds, Sel, Idv, Pd) per quella che sarà una grande mobilitazione intergenerazionale». Una prova di piazza, quella per la quale si sono “autoconvocate” queste realtà, che ha come obiettivo quello di portare i precari stessi al racconto di sé, alla narrazione della propria precarietà, «per far finalmente vedere a tutti quella generazione “invisibile” suoi luoghi di lavoro» sottolinea Maria Pia. Così, in piazza, ci sarà chi partecipa «perché vuole rientrare in Italia» o chi «perché nell’Italia di oggi esiste una cosa peggiore della disoccupazione giovanile: il “lavorare gratis”». Questi sono solo alcuni dei messaggi di adesione più significativi giunti sulle mail dei membri del comitato promotore. Messaggi che sono specchio di una generazione allo stremo, come dimostrano i numeri illustrati durante la conferenza stampa: 5,06 infortuni sul lavoro ogni 100 abitanti per chi ha fino a 34 anni a fronte del 3,7% per gli over 34 (dati Ires Cgil 2011); appena 5 euro il compenso medio per un articolo scritto da un giornalista precario; 30% il numero di giovani famiglie in possesso di reddito insufficiente per accedere all’acquisto di una casa (fonte Abi 2010); 5ore e 47 minuti la durata del lavoro familiare per giovani donne con famiglia propria (fonte Istat 2011). Infine, 45mila il numero dei laureati che ogni anno lasciano l’Italia (dati Confimprese e Anagrafe italiani residenti all’estero). Li chiamano Expat, «abbreviazione “pop” di expatriate» denunciano i giovani de “Il nostro tempo è adesso” «voce del verbo andarsene – aggiungiamo noi – per mancanza strutturale di alternative. Ma noi abbiamo deciso di restare, di resistere, e oggi di passare all’azione».
Daniele Nalbone
8/4/2011
fonte: blog.libero.it/lavoroesalute





