Tra Berlusconi e Bersani noi scegliamo la lotta dei lavoratori
Cosa ci dice Pomigliano? Che la crisi non sarà un pranzo di gala. E cosa ci dice la crisi? Che padroni e classi dominanti la utilizzeranno (e già lo stanno facendo) per massacrare i lavoratori. E dove avverrà questo massacro? Sia in Europa, dove i governi di centro destra e centro sinistra stanno ridisegnando assieme ai poteri forti “l’Europa della finanza”, sia a livello di singoli stati nazionali sfondando sui diritti e salari dei lavoratori per aumentare la competitività e rassicurare i mercati. Lo sta facendo il centro sinistra in Grecia, lo sta facendo Zapatero in Spagna, introducendo ancora più flessibilità nel mondo del lavoro, lo sta facendo in Italia Berlusconi, in Germania la Merkel, in Francia Sarkozy. L’attacco all’Europa sociale è complessivo e scientifico, coordinato dalla task force della commissione europea che a breve partorirà il nuovo patto di stabilità a cui tutti dovranno adeguarsi senza possibilità alcuna di decisione da parte delle assemblee legislative. In questo quadro è veramente paradossale che ancora i sindacati non abbiano bloccato l’Europa con uno sciopero generale. In Italia nessuna delle attuali forze parlamentari, cosiddette d’opposizione, interviene sulla vicenda europea denunciandone la pericolosità, quasi che quello che si decide in Europa non abbia conseguenze immediate sulla nostra società. Il senso della crisi politica del centro sinistra italiano è proprio questo, esso è geneticamente incapace di avere una visione autonoma e non subalterna rispetto al ridisegno complessivo che le classi dominanti stanno facendo in Europa per i prossimi anni. La Destra sa gestire la crisi accentuando il carattere autoritario del processo neoliberista, ma il centro sinistra non riesce a sganciarsene nonostante la crisi che investe questo processo. Questo avviene perché la costituzione del centro sinistra italiano è data da un impasto di interessi finanziari e poteri forti oramai indistricabile. Un impasto che il sistema bipolare ha oramai sedimentato definitivamente. Pomigliano, e il balbettio scomposto del PD, ci dice di quanto questo impasto conti e ci dice anche che chi pensa di costruire un governo di alternanza a Berlusconi per migliorare le condizioni di vita dei lavoratori e delle classi popolari non avrà nessuna possibilità d’incidere. Non l’abbiamo avuta con il Governo Prodi, figuriamoci in futuro in questo quadro socioeconomico. Non ci sono primarie che possono determinare un ribaltamento di questo assetto di forze. Le dichiarazioni dei colonnelli del PD di questi giorni hanno già chiuso il discorso per il futuro. E non saranno certo le oscillazioni tattiche di Di Pietro né le narrazioni emotive di Niki ha cambiare la musica. L’orchestra continuerà a suonare lo stesso pezzo nonostante la nave affondi. Così, mentre i poteri forti faranno pagare la crisi alle classi popolari, la politica della riduzione del danno e del “senso di responsabilità” accompagnerà il lento suicidio politico del centro sinistra italiano. Certo, noi sappiamo che Berlusconi è eversivo e che deve essere mandato a casa il prima possibile, ma quello che non avevamo messo in conto, però, è che chi doveva mandarlo a casa accettasse un ricatto come quello di Pomigilano con la testa sotto la sabbia. Devo dirlo con estrema sincerità, dopo questa vicenda, pur pensando che sia giusto, faccio uno sforzo maggiore nel sostenere la linea della desistenza o dell’accordo tecnico con il centro sinistra in chiave antiberlusconiana. Dopo quanto avverrà a Pomigliano, nel bene e nel male, nulla sarà come prima, perché questa vicenda è di per se costituente di un’altra società, autoritaria e regressiva. L’isolamento che si è registrato in questi giorni sulla FIOM sarà lo stesso che registreremo su tutte le dimensioni in cui è richiesto conflitto sociale. E’ bene quindi avere chiaro in mente cosa ci aspetta e concentrarsi per riaggregare l’opposizione di chi la crisi non vuole più pagarla, anche se questo può significare la cancellazione dai media democratici (l’atteggiamento di molti media antiberlusconiani su Pomigliano è stato abbastanza squallido) oltre che di quelli di regime. In questi giorni il sovversivismo delle classi dominanti italiane sta riscrivendo una nuova Costituzione: l’Italia è una repubblica fondata sul ricatto la cui sovranità appartiene ai padroni che sono in grado di esercitarlo. Condividere con le forze che assecondano questo processo – al di là delle dichiarazini di facciata – l’idea stessa di un futuro governo, vuol dire posizionarsi sul versante opposto della lotta di Pomigliano.
Francesco Piobbichi
16/06/2010
fonte: blog.libero.it/lavoroesalute





