L’Onu smetta di appiccicare il bollino blu ai missili”

 

«Se si può cominciare a parlare è già un successo», dice Cecilia Strada, presidente di Emergency, sotto il palco di Piazza Navona, dopo una bella manifestazione ma lontana, nei numeri, dalle mobilitazioni del popolo della pace. «Aveva ragione Martin Luther King a dire che gli faceva più paura il silenzio degli onesti della cattiveria dei malvagi».

 

E ora come si va avanti?

C’è bisogno che tutti si impegnino ancora. La parola passa alle città, ai nostri circoli. Ognuno trovi le sue declinazioni contro questa guerra. Non dimentichiamoci che noi continuiamo il nostro lavoro nei teatri di guerra.

 

Siete riusciti a entrare in Libia?

Forse domani mattina. C’è un team, composto da due chirurghi, due anestesisti e un infermiere, che sta cercando di raggiungere Misratah. Ma sembra impossibile, non c’è ancora alcun corridoio umanitario aperto. Ma forse da domani (oggi per chi legge, ndr) riusciremo a fare anche lì il nostro mestiere.

 

Forse il dato di questa fase è che molte voci del mondo cattolico e del pacifismo non riescono ancora a convergere con questa parte del mondo no war.

E’ ovvio che ci siano delle difficoltà quando una guerra viene presentata come necessaria per salvare i civili. Chi non vorrebbe salvare i civili? Ma poi questa dinamica presenta sempre il conto: la guerra è là, ma è anche qua. Pensa a Lampedusa, ai respingimenti…

 

A dividere i soggetti che tradizionalmente si battono contro le guerre c’è una diversa valutazione del ruolo delle Nazioni Unite.

Già, l’Onu. Bene, deve smettere di essere solo un adesivo da applicare sui missili così da quel momento diventano missili buoni. L’Onu: il bollino blu dei razzi.

 

03/04/2011

fonte: blog.libero.it/lavoroesalute