Campania: quanti squali intorno agli ospedali

 

Liste di attese infinite. Primari che intascano soldi a sbafo presso studi privati. Case farmaceutiche che propongono viaggi chiamandoli congressi. Terapie & affari. Famiglie-clan che spostano voti durante le infinite campagne elettorali. Cliniche private che “ospitano” reparti di strutture pubbliche.

Sembra quasi che lo sforzo dei tanti medici e paramedici che ogni giorno tentano disperatamente di dare dignità alla sanità campana non emerga, non lasci segno e molte volte questi onesti medici soffocano dietro le scelte dei direttori generali nominati quasi sempre per alti meriti di vassallaggio di questo o quel partito.

Qualche anno fa, le intercettazioni telefoniche tra un autorevole deputato e il manager di una Asl hanno aperto la discussione sul rapporto tra sanità e potere politico. Ci si chiede: c’era bisogno di intercettare qualcuno per sapere che la sanità, in Campania, ma non solo, è lottizzata? C’è qualche cittadino che non sa che nella nostra regione esistono primari senza reparto, nominati solo per ragioni politiche, manager divisi secondo il manuale Cencelli, che si sono aperte crisi politiche interminabili aventi ad oggetto assessorati alla sanità e relativi organigrammi delle Asl? Ci sembra molto improbabile. Le barelle che ancora oggi affollano i corridoi di alcuni nostri ospedali testimoniano quanto siamo lontani da una sanità efficiente. La domanda non è dunque se, ma perché il nostro sistema sanitario vive un rapporto patologico con il potere politico.

Proviamo a dare una risposta. La spesa sanitaria riguarda i tre quarti della spesa regionale. Sono migliaia di miliardi che si perdono in un vortice di interessi, lobby mediche, strutture private, cliniche che fanno capo da sempre alle stesse famiglie. Non ne beneficiano i cittadini, come qualità del servizio, né tanto meno i lavoratori della sanità, infermieri, tecnici di laboratorio, medici precari i cui contratti sono rinnovati di semestre in semestre. Questa precarietà, l’assenza di un piano ospedaliero, il mancato rispetto delle direttive del piano sanitario regionale, il potere smisurato di cui dispongono i manager delle Asl non sono casuali.

L’incertezza consente a pochi e noti di lucrare e speculare, letteralmente, sulla vita delle persone. La politica dovrebbe scrivere pubblicamente le linee programmatiche, gli obiettivi, le priorità, i manager dovrebbero essere esecutori indipendenti e autonomi, nel raggiungimento di obiettivi sui quali bisognerebbe ragionare. Non è stato così, né purtroppo con il centrosinistra e neanche con il centro-destra, anzi si peggiora. La riduzione dei posti letto sta avvenendo in tutte le specialistiche. Il potere politico nella sanità non individua un settore dello stato sociale, ma un mercato da spartire. Manager, scelti non per merito ma per tessera, spesso privi dei requisiti formali previsti dalla legge, consentono di dividere nomine di primari, di assistenti, di assumere infermieri (precari), di dividere persino gli appalti di manutenzione delle strutture e delle ditte di pulizia.

Ci vuole un sindaco che alzi la voce forte e chiara, ascolti dei cittadini, le associazioni, e che dica (se lo pensa) che la sanità deve e può essere tanto pubblica quanto efficiente.

 

Francesco Maranta

22/04/2011

fonte: blog.libero.it/lavoroesalute