La trasformazione del Carroccio da cenacolo celtizzante a “bastione della cristianità”
«Quella tra Lega e Chiesa non è certo una sfida per la salvezza delle anime, quanto per la definizione di un’identità strettamente legata alla religione. Entrambe ambiscono, in maniera diversa, a dare forma a una società locale che di cattolicesimo si è nutrita per secoli e che della religione ha fatto uno strumento di orientamento e di senso». Nel rapporto tra la formazione delle nuove destre che meglio incarna le trasformazioni che si sono prodotte nel tessuto sociale e produttivo di ampie zone del paese, e la Chiesa, che gioca da sempre un ruolo chiave nel determinare, tra le altre cose, gli assetti di potere nella Penisola, si può leggere un ritratto dell’identità italiana così come si è andata definendo negli ultimi vent’anni. E’ questo uno degli esiti del volume che Renzo Guolo, docente di Sociologia delle culture all’Università di Padova e tra i maggiori esperti italiani dell’Islam politico, ha pubblicato per Laterza: Chi impugna la Croce (pp. 160, euro 16.00). La sua riflessione, che ha il pregio di mettere in evidenza come “l’uso politico della fede” appartenga tutt’altro che al solo campo musulmano, descrive, da un lato quella sorta di lotta per l’egemonia che vede contrapposte in alcune regioni d’Italia la Lega e il mondo cattolico, ad esempio sul tema dell’immigrazione, dall’altro, quella “strategia dell’attenzione” che ha visto il Carroccio intervenire apertamente sulle scelte della Chiesa, incontrando talvolta i consensi di una parte della gerarchia ecclesiastica. Il dato di partenza del libro è una fotografia: «L’Italia bianca aveva il suo cuore nel Nordest, nelle province montane e pedemontane della Lombardia, in qualche appendice del Nordovest come il Cuneense. In queste aree, soprattutto fuori dai centri urbani e nei piccoli comuni, la Dc registrava, con continuità, un consenso assai elevato. Molto simile a quello che, in seguito, raggiungerà nel corso del tempo, la Lega». Perciò, di fronte a quella che Guolo definisce come un’«evidente sovrapposizione elettorale tra l’Italia verde e quella bianca», non ci si può che interrogare su come la Lega abbia interpretato questa caratteristica del suo elettorato. La risposta è contenuta nella ricostruzione della politica condotta dal movimento di Bossi: dal neopaganesimo delle origini, passando per il flirt con i lefebvriani, fino al plauso tributato a Benedetto XVI per il suo tentativo di sintesi tra identità cattolica e valori del conservatorismo sociale. Ma la trasformazione del Carroccio da cenacolo celtizzante a “bastione della cristianità” ha soprattutto a che fare con il vero fondo di commercio della politica leghista. Così, come sottolinea Guolo, «imboccata la via della lotta all’immigrazione, in particolare quella proveniente dai paesi islamici, il leghismo necessita, soprattutto dopo l’11 settembre 2001, di un repertorio simbolico identitario altrettanto forte di quello del suo supposto competitore e capace di mobilitare». Scegliendo di agitare il fantasma della colonizzazione islamica, abbandonato quello dell’invasione degli immigrati tout court, la Lega ha più che mai bisogno di mostrare la croce in mezzo alle sue bandiere verdi. E visto che si tratta ormai da tempo di un partito di governo, ogni giorno di più viene trattata dalla Chiesa come un interlocutore legittimo.
Guido Caldiron
17/04/2011
fonte: blog.libero.it/lavoroesalute





