PREVENZIONE PER LA SALUTE SUI LUOGHI DI LAVORO E GIUSTIZIA PER LE VITTIME DI UN SISTEMA CRIMINALE
Medicina Democratica, l’Associazione Italiana Esposti Amianto (AIEA) L’associazione SENZA LIMITI (anziani cronici non autosufficienti) da diversi anni a questa parte si rivolgono, anche in ottemperanza a quanto prevedono i loro diversi statuti, ai Tribunali per ottenere giustizia ogni qualvolta viene ritenuto che il diritto alla salute sia stato leso.
Medicina Democratica agisce in tutti i campi: quello della sanità, quello dell’inquinamento ambientale, quello della salute nei luoghi di lavoro; l’AIEA a partire dai problemi che riguardano l’amianto interviene per ottenere giustizia per i lavoratori e i cittadini colpiti da malattie asbesto correlate e per garantire i diritti dei lavoratori ai risarcimenti previdenziali; l’associazione Senza Limiti, che è un’associazione di secondo livello ed opera solo in Lombardia, difende le condizioni delle persone malate croniche non autosufficienti, per malattie fisiche, psichiche e psichiatriche.
Nella gran parte dei casi ci si rivolge al giudice penale, ma quando è necessario si intraprende la strada del processo civile, di quello amministrativo e non ultimo si chiede giustizia anche alla Corte Europea dei Diritti dell’Uomo (CEDU).
E’ importante chiedere giustizia, affermare che esistono dei diritti quando la mentalità corrente non li considera; molti cittadini e lavoratori preferiscono la strada del favore, della raccomandazione. A volte anche dell’imbroglio, per ottenere ciò che gli spetta. Oppure e soprattutto funziona “la delega”. Ci si rivolge a qualcuno che, magari a pagamento, deve agire a tuo nome e per tuo conto. A volte la delega è necessaria proprio nei processi, per esempio, nei quali sono gli avvocati che agiscono per il cittadino o per il lavoratore. Non è però accettabile ed è sbagliato che chi ha affidato la delega lasci in mano tutto all’avvocato o addirittura si disinteressi fino al giorno della sentenza.
E vi è un’altra ragione che giustifica la necessità di rivolgersi ai Tribunali. Ed è quella che riguarda la chiusura della via “istituzionale” o “politica” o l’inefficacia dell’azione sindacale. Meglio sarebbe coniugare anche contemporaneamente tutte le possibilità che abbiamo o dovremmo avere, ma, in questo periodo di crisi assoluta, non ci resta che la via giuridica, che non porta al socialismo, ma semplicemente ci fa agire e, a volte, ottiene dei risultati che altrimenti sarebbero preclusi.
Sia chiaro: non ci vogliamo accontentare, pensare che vada bene così: l’istituzione sanitaria e sociale deve fare il suo mestere, deve rispondere ai bisogni di salute della popolazione, e gli organismi politici e quelli sindacali devono operare perché ciò avvenga.
Dopo questa lunga premessa entriamo nel merito e prendiamo ad esempio quelli che oggi sono certamente i processi più importanti nell’ambito del diritto alla salute: quello contro la ThyssenKrupp di Torino per i 7 morti sul lavoro del 7 dicembre 2007 di cui il principale imputato (Arold Hespenan) è accusato di omicidio volontario con dolo eventuale Il secondo è quello che sempre si svolge a Torino con lo stesso famoso Pubblico Ministero Raffaele Guariniello che è rivolto contro la multinazionale ETERNIT nelle persone dei suoi massimi responsabili (Stephan Schmideiny, svizzero e Jean Louis De Cartier de Marchienne, belga) per disastro doloso e omissione di dolosa di cautele nell’ambiente di lavoro. Quest’ultimo processo è anche una novità per la dimensione: 6392 parti civili! Il terzo è quello che si tiene a Milano, riguarda la sanità e si rivolge contro alcuni medici chirurghi (Brega Massone, Presicci, Pansera ed altri) della ex Clinica Santa Rita e contro la stessa Clinica quale responsabile civile. L’accusa è di lesioni gravissime con l’aggravante della crudeltà, oltre truffa e falso ai danni del servizio sanitario nazionale.
Il primo è importante, abbiamo visto, per il numero di uccisi in un colpo solo e per l’accusa di omicidio volontario, con dolo eventuale, che viene formulata per la prima volta nella storia degli infortuni sul lavoro. Ad esempio siamo come MD parte civile in un processo che è da poco iniziato a Cittadella (PD) per la morte di due lavoratori rumeni per un infortunio simile a quello della Thyssen, ma di ciò nessuno ne ha parlato se non a livello locale e siamo pure gli unici, come MD, ad esserci costituiti parte civile, oltre i famigliari delle vittime.
Il secondo, va a colpire i massimi vertici della multinazionale, ha dimensione che trascende i limiti nazionali, infatti alcune parti civili sono difese da avvocati europei (svizzeri, tedeschi, francesi), e pure fra i consulenti sono stati chiamati i maggiori esperti stranieri nel campo delle conoscenze sulla nocività dell’amianto.
Il terzo riguarda la sanità, il rapporto pubblico-privato. L’accreditamento dei privati, il modello di finanziamento. L’idea semplice della clinica Santa Rita era quella di utilizzare tutto quanto possibile per fare più soldi possibile. I medici dovevano correre ad accaparrarsi clienti e una volta trovati a “non mollarli più”. Ciò che è avvenuto alla Santa Rita era già avvenuto in altri casi limitati per le lesioni ed era – ed è - abbastanza diffuso, specialmente fra i privati, ma non solo, per la truffa e il falso. In altri termini per attribuire i DRG più remunerativi di fronte alle diagnosi contenute nelle schede di dimissione ospedaliera, opportunamente aggiustandole o interpretandole.
Esistono gli infortuni sul lavoro, mortali e no: sembrano, dai dati INAIL, in diminuzione, ma pure viene spiegato che si sono ridotte le ore lavorate e che molti infortuni non vengono denunciati. Ci sono poi le malattie professionali, che sono molto di più degli infortuni in un anno, almeno 3 volte tanto, che non vengono considerate. Si manifestano ad anni di distanza e occorre fare una grande fatica perché siano riconosciute. Abbiamo l’istituto assicurativo INAIL che fa di tutto per non riconoscerle.
Molti tribunali hanno poi l’archiviazione facile. Da valutare è anche il sistema pubblico di prevenzione insieme alla legge recentemente approvata, il cd Testo Unico sulla Salute e Sicurezza del Lavoro che mantiene non pochi margini di ambiguità. I Servizi di tutela sono inadeguati sia per numero di operatori che per metodi di intervento ad affrontare nel complesso la materia, particolarmente la nuova condizione di lavoro nella quale lavoro nero e lavoro precario si intrecciano.
Nella sanità, come nella società sono i rapporti di potere quelli che contano, come diceva Maccacaro; oggi sembra prevalere l’autoreferenzialità: il paziente un oggetto di intervento piuttosto che una persona da curare. Il grande afflusso di investimenti privati sta facendo della sanità un grosso affare, ma non solo, il pubblico sta assumendo criteri di privatizzazione sempre più spinti. Si pensi che in Lombardia vi sono 56.000 posti letto in RSA. Si tratta di posti extra servizio pubblico nei quali intervengono a pagare le rette salate del ricovero i famigliari degli assistiti. E ciò in contrasto con la legge. Se aggiungiamo le spese dentarie, considerando che l’odontoiatria non è compresa nei livelli essenziali di assistenza (e perché mai?) e il ricorso alla sanità privata cui molti cittadini inopinatamente ricorrono, si ha l’idea e la pratica di dove stia andando la sanità pubblica.
I processi che vengono celebrati e conclusi ci dicono che il diritto esiste e che vi è la possibilità di renderlo praticabile. Ci vuole un’organizzazione adeguata. Questa è possibile a partire dalle associazioni che difendono i diritti, come Medicina Democratica ad esempio, coinvolgendo anche singoli operatori e cittadini che comprendono i problemi perché ne hanno o ne hanno fatto esperienza diretta.
Su cosa vogliamo lavorare dunque?:
- partiamo dalle malattie professionali, dal loro riconoscimento e dalla estrema necessità di operare per la prevenzione. Significa verificare l’esistenza e la funzionalità dei servizi di salute e sicurezza nei luoghi di lavoro, quindi verificare il modo di agire dell’INAIL. Deve essere messa in discussione la sua facoltà di essere in conflitto di interessi permanentemente: da un lato deve riconoscere o meno infortuni e malattie professionali, dall’altro deve, se riconosciute, risarcire le vittime. Dove poi è possibile occorre costituire sportelli “Salute e Lavoro” che facciano quello che è stato storicamente maturato e che oggi si è perso: la ricostruzione dei cicli produttivi, la ricerca e conoscenza degli agenti nocivi e delle sostanze che vengono impiegate in produzione, la voglia di coinvolgere lavoratrici e lavoratori nella salvaguardia della loro salute contro la falsa contraddizione fra salute e occupazione.
- Arriviamo alla sanità, oltre ad essere attenti ad ogni occasione che ci permetta di costituirci parte civile, apriamo una campagna per la sostituzione del sistema di finanziamento a prestazione: da quello che paga la malattia, rivendichiamo un sistema che paga la salute (si veda il dossier sul numero della rivista di MD). Un discorso dentro al quale ci sta anche la lotta contro la libera professione sia esso “dentro o fuori le mura” .
- Verifichiamo e informiamo, anche sulla base delle numerose sentenze positive che abbiamo avuto (ultimamente 6 dal TAR di Milano), i cittadini che la retta delle RSA per malati cronici non autosufficienti ad handicappati gravi spetta esclusivamente agli assistiti e per la parte mancante ai comuni.
Tutto ciò all’interno di un sistema che deve a tutti i costi difendere e salvaguardare la sanità Pubblica.
Fulvio Aurora
Medicina Democratica
fonte: blog.libero.it/lavoroesalute





