Pd, Pdl dimostrano di essere un insieme indistinto di personaggi legati ai poteri forti per la privatizzazione dei beni comuni. E pensare che c’è qualcuno che vorrebbe costruire l’alternativa insieme a chi vuole convincerci che privatizzare l’acqua ridurrebbe gli sprechi e migliorerebbe il servizio.

ACQUA: NASCE “ACQUALIBERATUTTI”, COMITATO PER NO A REFERENDUM

«Se vincerà il fronte del sì, uno dei risultati inevitabili sarà che gli italiani dovranno pagare una nuova tassa per l’acqua, dal momento che per far fronte agli sprechi e ai necessari investimenti di ammodernamento degli acquedotti servono 60 miliardi di euro». A denunciarlo Acqualiberatutti, il neocomitato per il no al referendum per la nazionalizzazione dei servizi idrici, presentato oggi alla Camera e che sta raccogliendo le adesioni di politici di entrambi gli schieramenti, ricercatori, professionisti e società civile.

Secondo Acqualiberatutti chi ha firmato contro la privatizzazione dell’acqua, in realtà ha firmato contro la libertà di organizzazione del settore. «Le attuali norme prevedono che, ferma restando la proprietà pubblica dell’acqua, la gestione dei servizi sia affidata tramite procedure di gara trasparenti – spiega Antonio Iannamorelli (Pd), uno dei promotori – Se vincessero i sì, si tornerebbe ad una gestione di sprechi, più imposte ai cittadini e un uso clientelare della cosa pubblica».

«Il comitato per il sì ha fatto una propaganda falsiticata, facendo passare un messaggio errato – spiega Benedetto Della Vedova (Pdl), uno degli aderenti ad Acqualiberatutti – Il decreto Ronchi non prevede certo che l’acqua diventi privata. Quello che è in discussione è il servizio di trasporto dell’acqua dalla sorgente al rubinetto, che ha dei costi. Ma il fronte del sì vuole che tutto ciò sia fatto dello Stato, tornando quasi ad una gestione sovietica del servizio. Eppure in Italia la libera concorrenza sul fronte dell’elettricità e della telefonia ha dato grandi risultati».

Il comitato si costituirà ora, conclude Piercamillo Falasca, uno dei promotori, «presso la Corte Costituzionale. Ci batteremo per sottolineare l’incostituzionalità dei quesiti referendari. Metà dell’acqua trasportata si perde e viene sprecata. E se si elimina qualsiasi forma di redditività del servizio, nessuno farà mai gli investimenti necessari».

20/07/2010 (ANSA).

fonte: blog.libero.it/lavoroesalute