Un metodo fallace oltre che uno spreco di finanziamenti. Perché abbandonarla

La necessità di sostituire l’impiego degli animali nella ricerca con metodologie più moderne ed affidabili sta raccogliendo sempre più consensi all’interno della comunità scientifica, tanto da rendere necessaria l’organizzazione di conferenze specifiche sull’argomento, come nel caso del “VII Congresso mondiale sui metodi alternativi e l’uso di animali nelle scienze biomediche” che si è concluso il 3 settembre scorso a Roma.

Fino ad un recente passato la comunità scientifica aveva portato avanti la cosiddetta “politica delle 3 R”, ossia Ridurre, Raffinare e Rimpiazzare gli animali nella ricerca. Tuttavia, dati alla mano, tale politica, iniziata 60 anni fa, si è dimostrata fallimentare, poiché il numero degli animali anziché diminuire è costantemente aumentato. A Roma, per la prima volta, il riconoscimento del fallimento della politica delle 3 R, è venuto, tra gli altri, anche da Alan Golberg, uno dei suoi promotori più anziani.

Il punto centrale del Congresso è stato il “cambiamento epocale” riguardante il futuro della tossicologia, annunciato nel 2007 dall’Accademia delle Scienze statunitense attraverso il suo Consiglio Nazionale delle Ricerche, che consisterà nel sostituire le prove su animali con metodi in vitro.

In pratica per la prima volta è stato riconosciuto che la sostituzione della sperimentazione animale con metodi alternativi non è solo indispensabile per ragioni contingenti (tempi e costi della ricerca tossicologica), o etiche (evitare sofferenza e morte a milioni di animali), ma anche per ragioni strettamente scientifiche.

Elemento trainante di questo nuovo clima è stato Thomas Hartung, già direttore dell’ECVAM (Centro Europeo per la Validazione dei Metodi Alternativi) e oggi direttore del CAAT (Centro per i metodi alternativi alla sperimentazione animale) dell’Università Johns Hopkins degli Stati Uniti.

In contrasto con questa nuova visione della ricerca, l’Unione Europea ha recentemente emanato una nuova regolamentazione per la registrazione, valutazione ed autorizzazione delle sostanze chimiche, da cui l’acronimo REACH (Registration, Evaluation and Authorisation of Chemicals) per armonizzare e migliorare la legislazione europea sul controllo delle sostanze chimiche; tra le varie prove a cui saranno sottoposte le sostanze vi sono, però, anche quelle che impiegano animali. Hartung ha spiegato che le sostanze da testare sono passate dalle 29.000 delle stime iniziali alle attuali 143.000, ma che si assesteranno probabilmente su un numero compreso tra 68.000 e 101.000. I costi lieviteranno fino a 9,5 miliardi di euro, aumentando di sei volte rispetto alla cifra preventivata e gli animali utilizzati negli esperimenti saranno 54 milioni. “Investire nei metodi alternativi è dunque una necessità urgente”, afferma Hartung.

Insieme a questi argomenti specifici, non sono mancate critiche in generale al modello animale, in quanto scarsamente predittivo. Alan Goldberg ha dichiarato che il futuro della tossicologia è nello studio delle cellule umane e che entro 20 anni l’uso della sperimentazione animale per valutazioni di tossicità sarà considerato un relitto del passato.

Dello stesso tenore le dichiarazioni di Massimo Tettamanti, rappresentante di I-Care e membro del Program Review Panel: «Sempre di più si afferma che l’utilizzo di animali sia scientificamente inutile, fallace e rappresenti un grosso spreco di finanziamenti pubblici meglio indirizzabili verso l’utilizzo e lo sviluppo di metodi scientifici innovativi che possano essere realmente utile al miglioramento della qualità di vita delle persone».

Hartung ha spiegato che negli Stati Uniti si sta già procedendo verso quest’obiettivo e le istituzioni più autorevoli hanno già avviato un piano quinquennale di ricerca tossicologica cellulare.

Per accelerare lo sviluppo e l’applicazione dei metodi sostitutivi i test con gli animali a Roma i gruppi europei e statunitensi, impegnati in questo campo, hanno costituito il Gruppo di ricerca transatlantico per la tossicologia.

Alla luce delle molte autorevoli opinioni espresse al Congresso di Roma e dei concreti passi avanti che si stanno compiendo, l’eliminazione dei test sugli animali in campo tossicologico, non sembra più un miraggio, ma una reale e imminente possibilità.

Stefano Cagno

Medico chirurgo, psichiatra, autore di testi di bioetica, membro del Comitato Scientifico Antivivisezionista e della Lega Internazionale Medici per l’Abolizione della Vivisezione

 

 01/10/2009

fonte: blog.libero.it/lavoroesalute